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REAL COLLEGIO CAPIZZI
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Sul corso Umberto, in pieno centro storico, si affaccia il Real Collegio Capizzi. Esso fu "reale istituto borbonico" ed oggi ospita una ricchissima biblioteca. Vi si trova anche una nutrita pinacoteca. Custodisce l'autoritratto del filosofo Nicola Spedalieri (XVIII sec.) e un quadro di Agostino Attinà, in cui sono raffigurati gli uomini illustri di Bronte (XIX sec.). Tra l'ala antica e quella nuova del collegio si trova la chiesa del Sacro Cuore. I lavori di costruzione del collegio furono avviati nel 1774 e terminarono quattro anni dopo. La sua edificazione è il frutto della perseveranza del venerabile Ignazio Capizzi. Grazie alla sua dedizione, il collegio divenne, dopo quello di Monreale, uno dei maggiori centri di cultura siciliani. Il periodo di maggiore prestigio è quello compreso tra la fine del XVII e l'inizio del XIX sec.; rifiorì come sede di studi classici nella seconda metà del XIX sec. Scrive lo studioso locale Benedetto Radice: "Il Collegio divenne la sorgente, alla quale i cittadini attinsero nell'avvenire e lavoro e sapere. E come una madre i propri figli, così il paese circondò il Collegio delle sue cure più amorevoli. La generosità dei gabelloti lo esentò dal pagare per parecchi anni le gabelle regie e comunali. Ogni persona diede, secondo la propria fortuna, e denari e provvigioni d'ogni sorta per il pronto sostentamento della comunità". Un'epigrafe, dettata dallo stesso Capizzi e fatta scolpire su pietra lavica, posta sul frontone dell'edificio, recita: A Domino factinn est ístud, et est mirabile oculis nostris (E opera del Signore, mirabile agli occhi nostri). Molti uomini illustri, da giovani, hanno frequentato il collegio Capizzi. Tra essi, Luigi Capuana ed Enrico Cimbali. Il collegio divenne laico dopo l'unità d'Italia. Oggi è sede del liceo classico Ignazio Capizzi" e di un istituto magistrale. Nella sala del Consiglio del collegio è possibile ammirare la spínetta, ossia uno strumento musicale simile al clavicembalo ma ad una sola tastiera, appartenuta al filosofo brontese Nicolò Spedalieri e risalente al 1679. Acquistata nel 1730, è stata conservata, in pessime condizioni, nei locali del collegio dopo la morte del filosofo. L'opera di restauro conservativo è stata interamente finanziata da un ex allievo del collegio. E stata inoltre costruita una copia perfettamente identica all'originale e perfettamente funzionante, sistemata presso l'auditorium dello stesso collegio. |
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IL VENERABILE IGNAZIO CAPIZZI
Eustachio Ignazio Capizzi
nacque a Bronte il 20 settembre 1708. Figlio di povera gente e orfano di
padre compì i suoi primi studi nella città natale. Continuò poi a Caltagirone
ed in seguito si trasferì a Lipari, dove collaborò con il vescovo. Persona
colta con spiccate tendenze all'ascetismo, Capizzi fu buon conoscitore di
nozioni di medicina, che praticò prima di essere ordinato sacerdote, nel
1736. Pubblicò diversi studi ed ottenne dai beni confiscati ai Gesuiti,
cacciati dall'isola nel 1767, 600 onze in libri che vennero poi donati alla
biblioteca del collegio. Pur risiedendo lontano dalla sua terra natale, egli
mantenne sempre vivo il legame con la sua città. Tra tante difficoltà, riuscì
a portare avanti il progetto di fondare a Bronte il collegio che oggi porta
il suo nome. Morì nel 1783. Papa Pio IX lo dichiarò Venerabile nel 1858. Nel
1994 i suoi resti mortali riposano nella chiesa del "Sacro Cuore" di Bronte.
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Testo e foto tratte da: Bronte - Guida alla città - Le Nove Muse Editrice
Per maggiori informazioni
www.bronteinsieme.it
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