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BENI CULTURALI

 

CHIESA DI SAN SILVESTRO

 


La chiesa di San Silvestro (o della Badia) è della stessa età delle altre sorte a Bronte dopo la riunione dei Casali per ordine di Carlo V (1535 - 1548), ma non si conosce la data precisa di costruzione.
Prospetta su Piazza Spedalieri, la zona delle feste e di tutte le manifestazioni pubbliche brontesi, e la caratterizza con la sua originale struttura.
Certo è che la chiesa esisteva nella seconda metà del secolo XVI° in quanto menzionata nei riveli del 1573, nella visita pastorale che il vescovo di Monreale Mons. Torres fece a Bronte nel 1574 ("…visitavit cappellam S. Silvestri…") e nei registri matrimoniali del 1591.
Successivamente fu incorporata col monastero delle benedettine e prese il titolo di chiesa di Santa Scolastica.
Il monastero di Santa Scolastica, fu eretto sulla sinistra della chiesa nel 1610 per opera del Comune e dei cittadini brontesi e fu floridissimo (nel 1714 ospitava quarantacinque monache, ed era uno degli enti ecclesiastici più ricchi di Bronte).
Una tradizione, viva ancora nei nostri anziani, ricorda come presso il Monastero fosse la cosiddetta "Ruota dei projetti", istituita dall'Ospedale di Palermo nel lontano 1755. 
La Ruota, il meccanismo girevole con il quale le monache mantenevano i contatti con l'esterno, serviva a lasciare nel corso della notte i piccoli "rejetti" o "projetti", figli abbandonati appunto dalle madri, un fenomeno abbastanza diffuso anche a Bronte nei secoli passati.
Un abbandono molto spesso fittizio: ricevute le prime attenzioni dalle monache, battezzati, i piccoli (incogniti o nati da parenti incogniti) venivano poi dati in consegna agli organi amministrativi che li affidavano alle nutrici (le stesse madri) con una paga mensile che corrispondeva l'Ospedale.
Il Monastero di clausura femminile fu parzialmente distrutto dal terremoto del 1818 che fece crollare l’ala a mezzogiorno, poi soppresso in seguito alle leggi del 1866 che sancirono l'alienazione dei beni ecclesiastici (insieme ad esso fu soppresso anche il Monastero Basiliano annesso alla chiesa di San Blandano) ed infine totalmente demolito nella prima metà dello scorso secolo.
La demolizione modificò completamente il prospetto principale della chiesa: fu aperto un ingresso secondario accanto all’ingresso principale e fu variato anche l’ordine delle finestre nella parte alta.
Tali modifiche ribaltarono il rapporto ambientale fra la chiesa ed il contesto urbano anche se l’edificio, sul cui lato destro recentemente è stato addossato il monumento ai caduti, rimase comunque il principale elemento architettonico caratterizzante la piazza. Risaltano e caratterizzano l’esterno della chiesa un grosso contrafforte in muratura che presidia il lato destro e, sulla via Garibaldi, una lanterna cilindrica ad aperture cieche, posta sopra la copertura della cappella di S. Benedetto.
La forma e la funzione richiamano alla mente elementi analoghi della architettura bizantina.
Semplice il portale in pietra lavica con stipiti e cornicioni di gusto rinascimentale. L’originario aspetto interno della chiesa subì grosse ristrutturazioni nel 1828: scomparvero le festose decorazioni in oro zecchino e il tetto a travatura che fu sostituito, quasi per intero, con l’attuale copertura voltata (ne rimane qualche traccia nella cantoria).
La chiesa è a forma rettangolare con abside; al suo interno risaltano le decorazioni a losanghe dorate del soffitto della navata e dell’abside ed il motivo alternato di archi e lesene appena in rilievo che scandiscono la partitura delle piatte pareti laterali.
Ha sette altari, una cantoria (nella quale si può ancora ammirare ciò che resta dell’originario soffitto ligneo) e un antico organo non più funzionante.
L’altare centrale, a sinistra, racchiude fra due colonne tortili un dipinto di G. Tommasio del 1664 e rappresenta San Benedetto circondato da altri santi (San Placido e Santa Geltrude alla sua sinistra e Santa Scolastica e San Mauro a destra; in basso a sinistra è ritratta la prima superiora del monastero).
Il quadro più bello è quello della Comunione di Santa Maria Egiziaca, il cui originale del Novelli si trova al museo nazionale di Palermo.
Nella volta è dipinto un affresco del 1826 con l’Assunzione della Vergine del brontese Giuseppe Dinaro (5.2.1795 – 31.7.1848).
In alto, fra le due grate del coro, è un quadro rappresentante il sacrificio di Noè uscito dall’Arca.
Di buona scuola è il quadro della Cena di Gesù posto in una stanzetta laterale della chiesa.


Per maggiori informazioni consultate www.bronteinsieme.it

 


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