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I
video sul pistacchio:
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Sagra 2005 -
2006 -
2007 -
2008 Inno di Bronte: Diamanti virdi (mp3) |
| Anno 2007 |
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Weekend
(dal Venerdì di Repubblica del 23.02.2007) |
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VIAGGIO A BRONTE, DOVE NELSON INVENTO' I PISTACCHI |
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Ai piedi dell'Etna, piccola e carica di storia, si scopre Bronte. Cittadina di ventimila abitanti, attorno prati di pistacchi e limoni, sentieri di pietra lavica. Il Bronteshire, così battezzato da inglesi illustri, dà il meglio di sé, come molti angoli della Sicilia, nel periodo primaverile. Per il clima tiepido, ma anche perché si può assistere alle celebrazioni della Settimana santa, che sono fra le più antiche e suggestive dell'isola. Ma Bronte lega il suo nome anche e soprattutto ad altre due «attrattive». I pistacchi, la principale risorsa economica (nella zona se ne raccolgono trentamila quintali l'anno, per un giro d'affari di 15 milioni di euro) e i luoghi storici di Horatio Nelson. Il celebre ammiraglio della marina inglese, storico avversario di Napoleone e dei francesi, alla fine del Settecento aiuta l'alleato Ferdinando di Borbone re di Napoli e di Sicilia a reprimere la rivoluzione repubblicana partenopea del 1799. Come ricompensa, riceve in dono terreni (quasi tutta Bronte), una grande abbazia benedettina (a tredici chilometri dalla città, un complesso poi denominato Ducea Nelson, nella frazione di Maniace) e il titolo di duca. Nelson non mise mai piede nella sua ducea (6574 ettari) ma ne ebbe sempre molta cura. Affidò il giardino ad Andrea Gaefer (artefice di quello della Reggia di Caserta), e per Bronte vennero progettati prati, edificato un labirinto e furono fatte arrivare rose, platani, eucaliptus e una maestosa magnolia, che tuttora fa bella mostra di sé. Lontano per tutta la vita dalla piccola Bronte, vi si legò per sempre quando, in calce al suo testamento (recentemente rinvenuto in traduzione italiana nella Biblioteca regionale di Palermo), si firmò «Nelson of Bronte». Bronte diventa allora un nome che evoca la gloria dell'eroe di Trafalgar, un nome facile da pronunciare per gli inglesi al punto che l'irlandese Patrick Brunty, grande ammiratore di Nelson, cambia il suo cognome in Bronte (ponendo una dieresi sulla «e») lasciandolo in eredità alle sue due figlie scrittrici, Emily e Charlotte. E anche Bronte legò il suo destino a Nelson, Si racconta infatti che, privi di terre coltivabili - erano quasi tutte di proprietà della ducea - i contadini brontesi si videro costretti a trasformare molte colate laviche in aree coltivate a pistacchio: il frutto che, ora, è appunto protagonista dell'economia locale. Ancora più incisivi, furono poi gli eredi dell'ammiraglio. Non avendone lui di diretti (la figlia Orazia non fu considerata, perché illegittima), la ducea passò al fratello William e al nipote Guglielmo Haslewood. Per un secolo e mezzo, i sette duchi che si alternarono - residenti o meno nel castello - furono sempre alle prese con lotte legali per mantenere il possesso della ducea. Tra i pretendenti: ora l'amministrazione di Bronte, ora lo Stato unitario, ora il governo fascista. Il verdetto definitivo (nel 1922) è favorevole agli inglesi: solo nel 1981 la pagina anglosassone della storia di Bronte si conclude con la vendita della proprietà da parte dell'ultimo erede, il duca Alexander Nelson Hood, visconte di Bridport, al Comune di Bronte: un miliardo e 750 milioni delle vecchie lire (poco meno di un milione di euro). Oggi la Ducea Nelson (a 13 chilometri da Bronte) è meta di inglesi, studiosi e turisti di tutto il mondo. Gli appartamenti signorili dei Nelson sono sede del Museo Nelson (ogni giorno, dalle 9 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30; tel. 095- 690018): camini, antichi orologi, pareti rivestite di broccato, mobili preziosi, quadri che raffigurano i Nelson, lettere autografe dei reali d'Inghilterra, piani per le battaglie navali, la bottiglia e i bicchieri che l'ammiraglio portava sempre con sé, custoditi in una speciale teca per proteggerli durante battaglie e tempeste. E poi l'antica abbazia benedettina del 1173; la chiesa normanno-gotica di Santa Maria di Maniace; i laboratori, i magazzini, le stalle, il granaio: tutti trasformati in un centro culturale polivalente di studi, congressi e mostre d'arte; un parco di quattro ettari che ospita un museo all'aperto di sculture in pietra lavica; il lussureggiante giardino inglese con piante esotiche e labirinto; la croce in pietra lavica eretta in memoria di Horatio Nelson in un cortile. Tutto ora appartiene ai brontesi, tranne un piccolo cimitero inglese che affianca il castello: costruito nel 1898 per i Nelson, ospita otto tombe. Tra queste quella di un «estraneo», il poeta romantico William Sharp, invitato dal duca Alexander, che morì a Bronte. È l'unica proprietà degli eredi dei Nelson, oggi in concessione al comune di Maniace. Un altro luogo simbolo dell’«inglesità» di questo spicchio di Sicilia. Rossana Campisi
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| Anno 2007 |
18^
Sagra del Pistacchio
BRONTE – (7 ottobre 2007) – Accompagnati da un deciso rullo di tamburi degli sbandieratori dei 4 rioni di Motta Sant’Anastasia, il sindaco di Bronte, sen. Pino Firrarello e l’assessore regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via hanno tagliato la grande torta al pistacchio, realizzata in tre giorni da Ignazio Faranda e Antonio Melari, abili pasticceri della Caffetteria Luca di Bronte, che hanno utilizzato ben 96 chili di verde pistacchio per una torta di 170 chilogrammi. Dopo il taglio, la torta è stata offerta ai tanti visitatori giunti anche dalla Calabria per rendere omaggio al Re pistacchio di Bronte e ad una sagra che ha superato ogni più rosea previsione. Di certo le 300 mila presenze della scorsa edizione quest’anno nell’arco di tutti i 9 giorni di festa sono stati superati, con incassi record da parte degli oltre 100 stendisti pronti a vendere di tutto, purché, ovviamente al pistacchio. “Una bellissima manifestazione – ci dice il sindaco Pino Firrarello – che conclude l’altra sagra, quella della raccolta del pistacchio. A fine agosto, infatti, il paese si svuota e tutti si trasferiscono in campagna per poi raccogliere il pistacchio. Ringrazio i brontesi e gli ospiti. – conclude - Bronte ha dato il meglio possibile e tutto si è svolto in grande serenità”. Alla cerimonia conclusiva della sagra edizione numero 18 numerosi ospiti, i sindaci di Motta Sant’Anastasia, Antonino Santagati e Maletto, Pippo De Luca. Con loro, oltre all’assessore La Via, il presidente dell’assemblea dell’associazione dei Comuni Aldo Catania, gli assessori, numerosi consiglieri comunali e l’europarlamentare Giuseppe Castiglione: “Una sagra – ci dice quest’ultimo – che ha battuto il record di presenze, con la gente che ha dimostrato di voler vedere la nostra città ed il nostro ambiente. Qui del resto qui si sta approfondendo il concetto dello sviluppo rurale, oggi al centro delle politiche comunitarie che chiedono qualità dell’ambiente e valorizzazione delle tipicità. Ed il pistacchio è il frutto che caratterizza Bronte ed il suo territorio”. Dello stesso avviso anche l’assessore La Via: “Valorizzando il pistacchio, Bronte valorizza il territorio. – infatti aggiunge – In questo modo ci stiamo preparando all’apertura dei mercati, in quanto acquisiamo, attraverso la notorietà dei nostri prodotti, l’apprezzamento dei consumatori e fette di mercato che ci permettono di radicare la vendita del pistacchio di Bronte. Chi avrà avuto, infatti, la possibilità di assaggiare il verde pistacchio di Bronte, che tra poco otterrà la dop, saprà apprezzarlo e riconoscerlo dagli altri pistacchi che si producono nel mondo”. In serata gli spettacoli si sono susseguiti, con la gente che ha gremito le piazze e la via Umberto fino a tarda sera, quando meravigliosi fuochi d’artificio hanno chiuso i festeggiamenti. Gaetano Guidotto (La Sicilia) |
BRONTE (8 ottobre 2006) La pioggia che ieri ad intermittenza ha bagnato Bronte non è riuscita a fermare i tanti turisti che hanno affollato lultimo giorno della 17 edizione della Sagra del pistacchio che con i circa 300 mila visitatori nellarco dellintera settimana, ha battuto ogni record. E ieri la sorpresa più gradita è stata la visita del presidente della Regione, Totò Cuffaro, ormai ospite fisso dellappuntamento più dolce dellEtna. Nelloccasione circa 15 pasticceri hanno realizzato nove metri di torta che il presidente ha tagliato insieme al sindaco sen. Pino Firrarello particolarmente entusiasta dal riscontro di pubblico ottenuto: Ogni più rosea previsione ha affermato - è stata superata in fatto di presenze. La giornata più bella certamente quella di mercoledì con gli 8000 bambini della manifestazione La scuola scende in piazza, arrivati da 20 Comuni con 220 pullman. I concerti e gli spettacoli sono stati tutti seguiti ed in particolare quello di Anna Tatangelo che ha attirato ben 12.000 fans. Ci ha fatto inoltre piacere sapere che due pullman di giapponesi in vacanza a Taormina, apprendendo di questa Sagra, sono voluti venire a Bronte, mentre la visita del presidente della Regione ha confermato la valenza di questa manifestazione. Ed alla festa ieri hanno partecipato, fra gli altri, pure leuroparlamentare Giuseppe Castiglione, il presidente del Consiglio provinciale, Pippo Pagano, e di quello di Bronte, Gino Prestianni, il dott. Santino Cantarella amministratore del Consorzio di Bonifica 9 e numerosi Consiglieri comunali ed assessori. Ma durante le varie manifestazioni assidua è stata la presenza dellon. Nino DAsero. Un bilancio più che positivo ha aggiunto lassessore Melo Salvia frutto di un lavoro che ci ha visti realizzare la migliore vetrina per il nostro pistacchio sempre più gradito e sempre più presente nei dolci e nei piatti grazie anche a questa sagra. Il ringraziamento replica il consigliere Biagio Petralia - va ai pasticceri che hanno realizzato la torta non prevista dal programma. E bello vedere i turisti ed i nostri operatori pienamente soddisfatti. Una festa che ha coinvolto il paese e numerose associazioni ed enti come ci spiegano lassessore Maria De Luca e Vincenzo Sanfilippo: Non ci siamo dimenticati ne degli anziani ne dei bambini ha affermato la De Luca in un contesto di coinvolgimento di tutta la città. E giusto ringraziare ha concluso Sanfilippo - le forze dellordine, la protezione civile, le associazione di volontariato e la Circumetnea per il lavoro per la viabilità. Soddisfatto pure lon. Giuseppe Castiglione: Finalmente questanno la valorizzazione è stata piena. I segnali sono incoraggianti e premiano la politica della ricerca e della qualità che abbiamo previsto redigendo un disciplinare di produzione che presto sarà adottato. Con un pistacchio così caratterizzato ha concluso Castiglione con la Dop, ed il Consorzio di tutela riusciremo ad avere ragione sui mercati per una migliore commercializzazione. Gaetano Guidotto (La Sicilia)
L'Oro verde dell'Etna Una Sagra densa di eventi per promuovere un prodotto alle grandi potenzialità gastronomiche e commerciali, gia indiscusso protagonista in gelateria di Liborio Triassi
La Sagra del Pistacchio è ormai un'istituzione consolidata. Giunta alla sua 17sima edizione, è un evento che coinvolge l'intera comunità brontese. Per un'intera settimana gli abitanti di questa bella cittadina arroccata lungo le pendici occidentali dell'Etna, sono tutti, chi più chi meno, coinvolti negli eventi e nelle iniziative legati alla produzione, alla lavorazione ed alla commercializzazione del verde pistacchio, coltura tipica e di gran pregio di queste terre nere di lava e fertili, baciate dal caldo sole siciliano. Ogni anno decine di produttori ed operatori del settore si danno appuntamento a Bronte la prima decade di Ottobre, per presentare i propri prodotti negli stand che a decine vengono allestiti lungo le vie principali del centro. Mostre, incontri, convegni e degustazioni fanno da grande cornice all'evento. Ogni angolo e ogni piazza dell'antico centro storico si anima di suoni, luci e colori, anche se a dominare, ovviamente, è il verde brillante del pistacchio brontese. E la risposta del pubblico e dei consumatori è significativa e generosa. A migliaia accorrono dai vicini centri dell'Etna, da Catania e da tutta la regione, individualmente o in comitive organizzate. Le stime ufficiali per la passata edizione parlano di 230.000 presenze nell'arco di una settimana. Bronte è ormai diventato sinonimo di pistacchio. Nulla di strano, dunque, se in giro ci imbattiamo in ragazzi con addosso T-shirt di uno smagliante verde-pistacchio e che una vetrina annunci a lettere cubitali l'esistenza di misteriosi e non meglio definiti "jeans al pistacchio". Qui il verde e profumato frutto è il protagonista assoluto della vita e del lavoro dei brontesi. Abbiamo addirittura scoperto, ma a dire il vero non assaggiato, una particolarissima specialità locale: il caffè al pistacchio. Si sa, paese che vai usanza che trovi. Il paese L'abitato di Bronte sorge a 800 metri di quota sul versante nord-occidentale dell'Etna. Con i suoi 25.000 ettari, il suo territorio è tra i più ampi tra quelli dei comuni della provincia di Catania. Partendo dall'alta valle del fiume Simeto a 380 metri esso si innalza incredibilmente sù tra lochi di pistacchieti, fitti boschi, impressionanti sciare e antiche colate dall'aspetto lunare, fino al bordo del cratere centrale del vulcano a quota 3350. Pare che il nome del paese derivi da quello del mitologico ciclope Bronte, con un implicito riferimento ai frequenti e cupi brontolii che la montagna regala. Ma a dispetto del nome gli abitanti di questo ridente paese sono tutt'altro che brontoloni e, al contrario, hanno nella schiettezza, nella giovialità e nell'ospitalità alcuni dei loro tratti caratteristici. Economia A buon diritto si può dire che il pistacchio è il motore dell'economia di Bronte. L'oro verde parte da qui per i mercati dell'Italia e del mondo sia sotto forma di prodotto grezzo sia come prodotto lavorato. Germania e Olanda sono le destinazioni principali. L'estero assorbe circa l'80% della produzione. La parte rimanente è equamente divisa tra la Sicilia e il resto dell'Italia. Di questa parte il 55 percento è assorbito dall'industria delle carni insaccate, il 30% dall'industria dolciaria e 15% dall'industria gelatiera. Le numerose aziende che sorgono nel territorio sono in grado di fornire il pistacchio a diversi livelli di lavorazione. Ci dice Antonino Spitaleri dello staff del Sindaco: "Diverse ditte stanno provando con successo ad uscire dall'ambito locale mirando alla qualità del prodotto, ad un livello qualitativo più alto sia nelle varie fasi della lavorazione sia della commercializzazione". Facendo una rapida ricerca su Internet abbiamo potuto osservare come buona parte di queste aziende possieda dei siti web, a testimonianza di una grande attenzione nei riguardi della comunicazione e della cura dell'immagine dell'azienda e del prodotto in funzione di una efficace promozione e commercializzazione. Dopo la raccolta, la linea di lavorazione del frutto prevede alcune fasi principali. Il primo momento è costituito dalla smallatura che viene fatta da apposite macchine dette smaltatrici. Il prodotto ottenuto viene chiamato "tignosella" anche se i brontesi preferiscono chiamarlo "babbalucella", nome che in siciliano vuol dire piccola lumaca. Segue l'essiccazione che può essere totalmente naturale mediante un'esposizione al sole che dura da tre a sei giorni o può avvenire più rapidamente secondo moderne procedure in apposite serre o mediante macchine essiccatrici. Quindi è la volta della sgusciatura e della pelatura. A questo punto il pistacchio può essere triturato o addirittura trasformato in una pasta che trova largo impiego in gelateria e pasticceria. Pasticceria e Gastronomia L'uso del pistacchio in gelateria e in pasticceria è oggi molto diffuso e non necessita di particolari presentazioni. Gli operatori del settore sanno perfettamente come negli ultimi anni questo gusto abbia conquistato un numero grandissimo di estimatori con un successo in termini di vendite che non sembra arrestarsi e che anzi appare ancora in fase di crescita. Il gusto pistacchio è ormai diventato uno dei punti fermi di qualunque banco gelati che si rispetti, irrinunciabile in qualunque assortimento per la sua versatilità di servizio dato il gradimento che ottiene sia come ingrediente di coppe e dolci a base di gelato sia come protagonista di un cono, di una coppetta o, visto che siamo in Sicilia, di una magnifica brioche. Ma non bisogna dimenticare che anche in gastronomia l'impiego di questo frutto è largamente diffuso, a partire dalla semplice aromatizzazione della mortadella fino alla preparazione sia di primi che di secondi piatti particolarmente raffinati. C'è anzi da sottolineare come, da qualche anno a questa parte, numerosi chef a livello non solo locale ma anche regionale e nazionale abbiamo riservato al pistacchio un ruolo via via maggiore con la creazione di specialità di pasta, di carne e di pesce. Un cenno storico-tecnico In Siria sorge una città chiamata Psitacco ed è da qui che pare provenga la pianta del pistacchio. Altro luogo d'origine pare sia il Turkestan. I greci e i Romani contribuirono alla sua diffusione nel bacino del Mediterraneo, ma si deve agli Arabi l'introduzione della coltivazione in Sicilia. Raffadali, in provincia di Agrigento, e appunto Bronte, in provincia di Catania, sono le località dell'isola dove la coltivazione del pistacchio ha avuto un particolare sviluppo e continua a costituire un'importante fonte di reddito per gli abitanti. Grazie alla capacità delle sue radici di penetrare ed insinuarsi anche nei terreni più impervi e rocciosi, il pistacchio ha attecchito anche nelle nere e inospitali sciare, il duro e aspro suolo lavico delle antiche colate che caratterizza le pendici del vulcano. Qui qualunque altra coltivazione avrebbe certamente stentato. Ciò, da un lato, ha reso possibile sfruttare dal punto di vista agricolo aree altrimenti destinate all'abbandono e, dall'altro, ha caratterizzato da un punto di vista naturalistico e paesaggistico un territorio molto vasto. Il pistacchio è una pianta cosiddetta dioica che cioè ha bisogno del suo maschio per fruttificare. L'impollinatore è volgarmente detto "scornabecco" e un esemplare è di norma sufficiente per 200 piante. La varietà detta Napoletana è la più diffusa negli impianti brontesi. Per la colorazione molto chiara che il mallo assume a maturazione completa, essa viene anche detta Bianca. Un'altra varietà molto diffusa e molto apprezzata è il Rosso di Bronte. Nel complesso circa 4000 ettari sono destinati alla coltura del pistacchio con una produzione di circa 10 quintali per ettaro. L'intera produzione biennale si aggira intorno alle 32 tonnellate di prodotto, pari a oltre il 90 percento dell'intero prodotto nazionale italiano. Tuttavia, in termini assoluti, non si tratta di una quantità particolarmente significativa visto che corrisponde all'1 percento della produzione mondiale dominata, invece, dal pistacchio coltivato in Iran e Turchia. Quello che si produce a Bronte è, però, un frutto che non teme nessun confronto grazie alle sue elevatissime qualità organolettiche, verosimilmente legate alla qualità del terreno dei lochi dove sorgono gli immensi e intricati pistacchieti di Bronte. La raccolta avviene ad anni alterni, i dispari, per consentire alla pianta di riposare e ottenere maggiori quantitativi, per tagliare i costi legati proprio alla fase della raccolta che avviene essenzialmente a mano e, infine, per contrastare in modo naturale la proliferazione di insetti nocivi alla pianta. L'esigenza di procedere ad una raccolta manuale è legata sia alla natura impervia, irregolare e rocciosa del terreno sia alla particolare conformazione delle piante, aspetti questi che rendono difficile l'uso di macchine destinate alla raccolta. Il pistacchio verde di Bronte deve sostenere una concorrenza spietata da parte di prodotti esteri di qualità sicuramente inferiore ma che hanno il vantaggio di un prezzo inferiore. Per questo motivo a Bronte si sono adoperati con successo per ottenere la DOP a Denominazione d'Origine Protetta. Benché il riconoscimento sia avvenuto nell'ottobre 2001, solo tre anni dopo si è proceduto alla costituzione del Consorzio di Tutela. Le virtù del frutto Il pistacchio contiene numerosi oli essenziali che sono in grado di esplicare una elevata attività antimicrobica, antibatterica e antivirale estremamente utile per l'organismo umano. La presenza di grassi insaturi contribuisce alla salute dell'apparato cardiocircolatorio, dei reni, e della retina. La presenza di biofenoli, inoltre, rende possibile una apprezzabile attività antiossidante ed è notizia abbastanza recente quella secondo cui studi americani hanno individuato proprio nelle sostanze contenute nel pistacchio una notevole attività antitumorale. Un frutto, dunque, dalle grandi virtù anche terapeutiche che, come si può facilmente intuire, vanno ben al di là del suo uso in gelateria, pasticceria e gastronomia. Virtù che, a quanto emerge da documenti storici, erano ben note anche nell'antichità, tanto da garantire a questo frutto la stima e la considerazione dei saggi. Non è un caso, dunque, se, come si legge nella Genesi, tra i doni che Giacobbe inviò al faraone ci fossero anche i pistacchi. Medici e dottori del passato, come Avicenna, consigliavano di assumere il pistacchio per curare diverse malattie e per rinforzare lo stomaco. Benché sugli aspetti tecnici relativi al pistacchio ci sarebbe ancora altro da dire, pensiamo che a questo punto sia più interessante passare a qualcosa di più rilassante come un concorso tra pasticceri e una gita nei dintorni. A chi volesse ulteriori e più approfondite notizie sull'oro verde di Bronte consigliamo di visitare il sito web www.bronteinsieme.it, una vera fonte di notizie, o il sito web del Comune all'indirizzo www.comune.bronte.ct.it, che risulta altrettanto ricco di informazioni e addirittura contiene un bel video con tutto quello che riguarda il pistacchio, dalla raccolta alla lavorazione, fino agli usi in cucina. Il dolce più buono A Bronte incontriamo i maestri pasticcieri Rosario Pappalardo di Catania, presidente dell'Associazione Pasticcieri Siciliani, Salvatore Cappello di Palermo, membro dell'Accademia Maestri Pasticcieri Italiani, e Salvatore Caggeggi di Randazzo, della Con.Pa.It. Essi formano la giuria per l'annuale concorso destinato a consacrare il dolce al pistacchio più buono.
Si va a pranzo assieme
prima della gara e naturalmente assaggiamo le tanto decantate pennette al
pistacchio. Il piatto è notevole, come anche le altre portate del pranzo a
base di specialità e vino locali. Naturalmente, benché un po' a malincuore,
decidiamo di saltare il dessert al pistacchio perché da li a mezzora ci
aspetta la gara. Un po' insolitamente, a dire il vero, la g Per la cronaca, annotiamo che la vittoria è andata al dolce presentato dalla Pasticceria della Ferrovia, un simpatico locale che sorge lungo l'antico e panoramico tracciato ferroviario della Circumetnea, la caratteristica linea a scartamento ridotto che serve l'area del vulcano.
Castello Nelson Bronte, tuttavia, non è soltanto pistacchio. Il suo territorio, incastonato tra il Parco dell'Etna e il Parco dei Nebrodi, custodisce numerosi piccoli tesori naturalistici, paesaggistici e storici. A poca distanza dall'abitato troviamo, per esempio, un luogo di grande interesse storico, meta di migliaia di turisti in ogni periodo dell'anno. Si tratta di un antico edificio al centro di una magnifica tenuta appartenuto all'ammiraglio inglese Orazio Nelson. L'eroe di Abukir e Trafalgar l'ebbe in dono per avere contribuito a sedare delle rivolte. La costruzione però risale all'XI secolo, quando Giorgio Maniace la fece edificare sul luogo della battaglia che vide la sconfitta dei Saraceni per affidarla ai frati Benedettini che ne fecero un'abbazia. Danneggiata da due terremoti e più volte rimaneggiata, fu ristrutturata e abitata dagli eredi di Nelson che quindi la cedettero al Comune di Bronte negli anni Ottanta. L'ammiraglio in persona, però, pare non vi sia mai venuto. Oggi è possibile visitare le sue magnifiche stanze riccamente arredate e le collezioni di oggetti carichi di storia. Il luogo é di recente divenuto meta di gite per scolaresche, comitive ed escursionisti. Visto che siamo abbastanza in tema, mi pare interessante citare il volume I bucatini di Garibaldi dell'inglese William Black. L'autore, dopo essersi dilungato sulle vicende del suo eroico connazionale, dedica un lungo brano al pistacchio di Bronte in cui ne esalta la bontà, dichiarando altresì che "I brontesi hanno effettivamente un modo tutto loro di usare i pistacchi" e che il gelato al pistacchio che gli fa assaggiare Nunzio Samperi dell'hotel Il Parco dell'Etna è "strepitoso". Lo prendiamo sulla parola. La giornata è stata lunga e densa di incontri. Al calare delle prime ombre, quando le vie del centro cominciano ad animarsi per un'altra notte di festa, decidiamo di ritirarci e concludere la nostra breve gita. Quale miglior modo di salutare Bronte se non con un magnifico cono al pistacchio? Non particolarmente originale, forse, ma certamente gustoso. Arrivederci alla sagra del prossimo anno.
Per quanto produca solo l'uno per cento
della produzione mondiale di pistacchio, il paesino italiano di Bronte, ai
piedi nord-occidentali dell'Etna è rinomato per questo suo vellutato frutto
verde.
dalla rubrica La Terra a cura di Renato Bauducco
A Bronte, vale oro il verde
pistacchio In quel di
Bronte
BRONTE (16 ottobre 2005) Bagno di folla a Bronte per la giornata conclusiva della 16 Sagra del pistacchio. Secondo le stime solo ieri oltre 50.000 visitatori hanno affollato gli stand. Venduto tutto quello che era esposto, con il bilancio della Sagra che ha superato ogni più rosea previsione. Una grande festa, insomma, che ha visto il presidente della Regione siciliana Totò Cuffaro, tagliare per primo, insieme con il sindaco, il senatore Pino Firrarello e lassessore Maria De Luca, i 52 metri di torta che i pasticceri di Bronte hanno realizzato per loccasione, utilizzando ben 1200 uova ed oltre 200 chilogrammi di verde pistacchio. Chiudiamo ha affermato il senatore Firrarello - nove faticosi giorni di festa organizzati per valorizzare ancora di più leconomia legata al pistacchio di Bronte. Vogliamo, infatti, che questo diventi anche occasione di ulteriore sviluppo e lavoro. E sul pistacchio si è tanto lavorato ha aggiunto il presidente Cuffaro - soprattutto quanto assessore allagricoltura era Giuseppe Castiglione, tantè che in tutta Italia oggi al pistacchio si associa principalmente Bronte. E leuroparlamentare Castiglione era presente assieme alla Giunta, al Consiglio comunale di Bronte ed a numerose autorità, come i sindaci di Maniace, Maletto e Nicolosi, rispettivamente Salvatore Pinzone Vecchio, Pippo De Luca e Salvatore Moschetto, lon. Ilario Floresta, il dott. Mario Zappia, ex sindaco di Bronte ed oggi presidente della società Ato Joniambiente, ed i presidenti Stefano Ridolfo della Camera di Commercio, Enzo Gibbiino dellIacp e Pippo Pagano del Consiglio provinciale giunto con il consigliere Alfio Allegra. Con loro lassessore provinciale, Margherita Ferro e lex assessore del Comune di Catania, Nino DAsero. Ma già durante il mattino, alla presenza dellassessore allAgricoltura, Innocenzo Leontini, di docenti universitari e di dirigenti della Regione, allinterno del teatro comunale si è parlato della valorizzazione del pistacchio, ottimo antiossidante ed in grado di combattere linvecchiamento, e si è avuto il tempo per inaugurare le nuove macchine per asciugare il pistacchio e premiare i vincitori dei tanti concorsi organizzati per la Sagra: il primo Festival musicale se lo sono aggiudicati i Gero parla Peppe Guarnirei e Cristian Falzone di Agrigento, la migliore vetrina è stata allestita dal negozio Bimbo Mania, il Bar Roma si è aggiudicato il premio per il dolce dal miglior gusto, la Caffetteria Luca quello per la fantasia, lo stand migliore è stato quello di Marco Burrello e la migliore fotografia quella di Guido Ciraldo. Gaetano Guidotto (La Sicilia)
BRONTE (27 settembre 2004) - Il Pistacchio ha vinto ancora. La Sagra del famoso Oro verde di Bronte ha rispettato i pronostici della vigilia in fatto di presenze. Dalle stime effettuate, durante i tre giorni sono giunte circa 50.000 auto e con loro più di 120.000 persone che hanno affollato gli stand, assaggiato ed acquistato ogni tipo di prelibatezza che i pasticceri ed i cuochi brontesi sono riusciti a addolcire con il verde pistacchio. Piazza Spedalieri dove sono stati ubicati tutti gli stand che vendevano prodotti al pistacchio, per lintera durata della manifestazione è stata letteralmente presa dassalto dai turisti che poi hanno potuto ammirare alcuni angoli di Bronte, appositamente illuminati con giochi di colore, per raggiungere gli altri punti della Sagra, dove erano stati sistemati gli stand gastronomici, quelli che offrivano prodotti di artigianato o prodotti vari. Visitata anche la mostra dellartigianato e dellarte organizzata con Upia Casa e la mostra filatelica con lannullo postale dedicato alla 15 Sagra del Pistacchio effettuato allinterno del Convento dei Cappuccini da parte del circolo Mamertino in collaborazione con le Poste italiane. Per loccasione, infatti, è stato coniato un timbro che raffigura l'Etna e il pistacchio e una cartolina che i turisti potranno conservare. Oltre a ciò sempre all'interno del convento è stata allestita una mostra filatelica e numismatica curata dal presidente del circolo Sampietrino di Patti, Antonino Camuti, particolarmente apprezzata dai visitatori, mentre in piazza Cimbali è stata allestita una mostra dArte organizzata da Clorinda Fisichella. Tutto ciò grazie al progetto comunitario Medi Fostak, alla Provincia regionale di Catania, e del Parco dellEtna che hanno contribuito con lAmministrazione allottima riuscita della manifestazione, Amministrazione che alla fine, visto lottimo risultato, ha voluto ringraziare tutti a cominciare dalle Forze dellordine per lencomiabile lavoro svolto. Appuntamento quindi per lanno prossimo che è annata di raccolta. Per chi non lo sapesse, infatti, il pistacchio crescendo su un terreno lavico fra più irti dellEtna si raccoglie ancora con i sistemi di una volta. Molta fatica di braccia e tanta, tanta buona volontà. Ammirare la raccolta del pistacchio, infatti, sembra quasi ritornare indietro nel tempo per accorgersi del grande contrasto, dove dalla nera ed acuminata lava sorge nervosa, ma piena di vita, la pianta del pistacchio. Tornando alla Sagra, chiaramente alla fine di pistacchio ne è rimasto poco, perché venire a Bronte senza assaggiare la bontà della sua cucina tipica è un peccato che il palato non può compiere. Sono andati a ruba un po tutti i piatti prelibati, e se per un attimo trascuriamo le torte e le creme, chi ha pranzato a Bronte ha sicuramente festeggiato di fronte ad un bel piatto di pennette fatte con la pasta fresca guarda caso fatta con la farina di pistacchio. Difficile, comunque, fare delle stime sullintroito economico che la Sagra ha fruttato, ma se i numeri della folla si avvicinato leggermente ai guadagni, il pistacchio ha dimostrato di essere ancora una volta lOro verde di Bronte. Gaetano Guidotto (La Sicilia)
E' positivo il bilancio della 14a edizione della Sagra del pistacchio di Bronte.
E' positivo, nonostante tutto. Nonostante la pioggia, che durante i pomeriggi ha
impedito il normale svolgimento delle manifestazioni, e nonostante il black out,
che ha rischiato domenica di far chiudere in anticipo i battenti, con gli stand
che all'imbrunire rischiavano di essere «oscurati» dalla mancanza d'energia
elettrica e con il pregiato gelato e le altre leccornie ormai destinati al
macero. |
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