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IL PISTACCHIO DI BRONTE

Origini | Citazioni | Pianta | Frutto | Raccolta | Lavorazione | Produzione | In Cucina | Ricette tipiche
Espressioni dialettali durante la raccolta | Cosa dicono i giornali
 

 

Inno di Bronte: Diamanti virdi (mp3)

 
Cosa hanno scritto i giornali sul Pistacchio di Bronte e sulle edizioni della Sagra
 
 Anno 2007

 Weekend ISOLE FELICI

 

(dal Venerdì di Repubblica del 23.02.2007)

VIAGGIO A BRONTE, DOVE NELSON INVENTO' I PISTACCHI

Ai piedi dell'Etna, piccola e carica di storia, si scopre Bronte. Cittadina di ventimila abitanti, attorno prati di pistacchi e limoni, sentieri di pietra lavica. Il Bronteshire, così battezzato da inglesi illustri, dà il meglio di sé, come molti angoli della Sicilia, nel periodo primaverile. Per il clima tiepido, ma anche perché si può assistere alle celebrazioni della Settimana santa, che sono fra le più antiche e suggestive dell'isola. Ma Bronte lega il suo nome anche e soprattutto ad altre due «attrattive». I pistacchi, la principale risorsa economica (nella zona se ne raccolgono trentamila quintali l'anno, per un giro d'affari di 15 milioni di euro) e i luoghi storici di Horatio Nelson. Il celebre ammiraglio della marina inglese, storico avversario di Napoleone e dei francesi, alla fine del Settecento aiuta l'alleato Ferdinando di Borbone re di Napoli e di Sicilia a reprimere la rivoluzione repubblicana partenopea del 1799. Come ricompensa, riceve in dono terreni (quasi tutta Bronte), una grande abbazia benedettina (a tredici chilometri dalla città, un complesso poi denominato Ducea Nelson, nella frazione di Maniace) e il titolo di duca.

Nelson non mise mai piede nella sua ducea (6574 ettari) ma ne ebbe sempre molta cura. Affidò il giardino ad Andrea Gaefer (artefice di quello della Reggia di Caserta), e per Bronte vennero progettati prati, edificato un labirinto e furono fatte arrivare rose, platani, eucaliptus e una maestosa magnolia, che tuttora fa bella mostra di sé. Lontano per tutta la vita dalla piccola Bronte, vi si legò per sempre quando, in calce al suo testamento (recentemente rinvenuto in traduzione italiana nella Biblioteca regionale di Palermo), si firmò «Nelson of Bronte». Bronte diventa allora un nome che evoca la gloria dell'eroe di Trafalgar, un nome facile da pronunciare per gli inglesi al punto che l'irlandese Patrick Brunty, grande ammiratore di Nelson, cambia il suo cognome in Bronte (ponendo una dieresi sulla «e») lasciandolo in eredità alle sue due figlie scrittrici, Emily e Charlotte.

E anche Bronte legò il suo destino a Nelson, Si racconta infatti che, privi di terre coltivabili - erano quasi tutte di proprietà della ducea - i contadini brontesi si videro costretti a trasformare molte colate laviche in aree coltivate a pistacchio: il frutto che, ora, è appunto protagonista dell'economia locale. Ancora più incisivi, furono poi gli eredi dell'ammiraglio. Non avendone lui di diretti (la figlia Orazia non fu considerata, perché illegittima), la ducea passò al fratello William e al nipote Guglielmo Haslewood. Per un secolo e mezzo, i sette duchi che si alternarono - residenti o meno nel castello - furono sempre alle prese con lotte legali per mantenere il possesso della ducea. Tra i pretendenti: ora l'amministrazione di Bronte, ora lo Stato unitario, ora il governo fascista. Il verdetto definitivo (nel 1922) è favorevole agli inglesi: solo nel 1981 la pagina anglosassone della storia di Bronte si conclude con la vendita della proprietà da parte dell'ultimo erede, il duca Alexander Nelson Hood, visconte di Bridport, al Comune di Bronte: un miliardo e 750 milioni delle vecchie lire (poco meno di un milione di euro). Oggi la Ducea Nelson (a 13 chilometri da Bronte) è meta di inglesi, studiosi e turisti di tutto il mondo. Gli appartamenti signorili dei Nelson sono sede del Museo Nelson (ogni giorno, dalle 9 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30; tel. 095- 690018): camini, antichi orologi, pareti rivestite di broccato, mobili preziosi, quadri che raffigurano i Nelson, lettere autografe dei reali d'Inghilterra, piani per le battaglie navali, la bottiglia e i bicchieri che l'ammiraglio portava sempre con sé, custoditi in una speciale teca per proteggerli durante battaglie e tempeste. E poi l'antica abbazia benedettina del 1173; la chiesa normanno-gotica di Santa Maria di Maniace; i laboratori, i magazzini, le stalle, il granaio: tutti trasformati in un centro culturale polivalente di studi, congressi e mostre d'arte; un parco di quattro ettari che ospita un museo all'aperto di sculture in pietra lavica; il lussureggiante giardino inglese con piante esotiche e labirinto; la croce in pietra lavica eretta in memoria di Horatio Nelson in un cortile.

Tutto ora appartiene ai brontesi, tranne un piccolo cimitero inglese che affianca il castello: costruito nel 1898 per i Nelson, ospita otto tombe. Tra queste quella di un «estraneo», il poeta romantico William Sharp, invitato dal duca Alexander, che morì a Bronte. È l'unica proprietà degli eredi dei Nelson, oggi in concessione al comune di Maniace. Un altro luogo simbolo dell’«inglesità» di questo spicchio di Sicilia.

Rossana Campisi

 

 Anno 2007
18^ Sagra del Pistacchio

BRONTE – (7 ottobre 2007) – Accompagnati da un deciso rullo di tamburi degli sbandieratori dei 4 rioni di Motta Sant’Anastasia, il sindaco di Bronte, sen. Pino Firrarello e l’assessore regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via hanno tagliato la grande torta al pistacchio, realizzata in tre giorni da Ignazio Faranda e Antonio Melari, abili pasticceri della Caffetteria Luca di Bronte, che hanno utilizzato ben 96 chili di verde pistacchio per una torta di 170 chilogrammi.  Dopo il taglio, la torta è stata offerta ai tanti visitatori giunti anche dalla Calabria per rendere omaggio al Re pistacchio di Bronte e ad una sagra che ha superato ogni più rosea previsione. Di certo le 300 mila presenze della scorsa edizione quest’anno nell’arco di tutti i 9 giorni di festa sono stati superati, con incassi record da parte degli oltre 100 stendisti pronti a vendere di tutto, purché, ovviamente al pistacchio. “Una bellissima manifestazione – ci dice il sindaco Pino Firrarello – che conclude l’altra sagra, quella della raccolta del pistacchio. A fine agosto, infatti, il paese si svuota e tutti si trasferiscono in campagna per poi raccogliere il pistacchio. Ringrazio i brontesi e gli ospiti. – conclude - Bronte ha dato il meglio possibile e tutto si è svolto in grande serenità”. Alla cerimonia conclusiva della sagra edizione numero 18 numerosi ospiti, i sindaci di Motta Sant’Anastasia, Antonino Santagati  e Maletto, Pippo De Luca. Con loro, oltre all’assessore La Via, il presidente dell’assemblea dell’associazione dei Comuni Aldo Catania, gli assessori, numerosi consiglieri comunali e l’europarlamentare Giuseppe Castiglione: “Una sagra – ci dice quest’ultimo – che ha battuto il record di presenze, con la gente che ha dimostrato di voler vedere la nostra città ed il nostro ambiente. Qui del resto qui si sta approfondendo il concetto dello sviluppo rurale, oggi al centro delle politiche comunitarie che chiedono qualità dell’ambiente e valorizzazione delle tipicità. Ed il pistacchio è il frutto che caratterizza Bronte ed il suo territorio”. Dello stesso avviso anche l’assessore La Via: “Valorizzando il pistacchio, Bronte valorizza il territorio. – infatti aggiunge – In questo modo ci stiamo preparando all’apertura dei mercati, in quanto acquisiamo, attraverso la notorietà dei nostri prodotti, l’apprezzamento dei consumatori e fette di mercato che ci permettono di radicare la vendita del pistacchio di Bronte. Chi avrà avuto, infatti, la possibilità di assaggiare il verde pistacchio di Bronte, che tra poco otterrà la dop, saprà apprezzarlo e riconoscerlo dagli altri pistacchi che si producono nel mondo”. In serata gli spettacoli si sono susseguiti, con la gente che ha gremito le piazze e la via Umberto fino a tarda sera, quando meravigliosi fuochi d’artificio hanno chiuso i festeggiamenti. Gaetano Guidotto (La Sicilia)

 

 Anno 2006

Più di 300.000 persone per la Sagra

BRONTE – (8 ottobre 2006) – La pioggia che ieri ad intermittenza ha bagnato Bronte non è riuscita a fermare i tanti turisti che hanno affollato l’ultimo giorno della 17’ edizione della Sagra del pistacchio che con i circa 300 mila visitatori nell’arco dell’intera settimana, ha battuto ogni record. E ieri la sorpresa più gradita è stata la visita del presidente della Regione, Totò Cuffaro, ormai ospite fisso dell’appuntamento più dolce dell’Etna. Nell’occasione circa 15 pasticceri hanno realizzato nove metri di torta che il presidente ha tagliato insieme al sindaco sen. Pino Firrarello particolarmente entusiasta dal riscontro di pubblico ottenuto: “Ogni più rosea previsione – ha affermato - è stata superata in fatto di presenze. La giornata più bella certamente quella di mercoledì con gli 8000 bambini della manifestazione “La scuola scende in piazza”, arrivati da 20 Comuni con 220 pullman. I concerti e gli spettacoli sono stati tutti seguiti ed in particolare quello di Anna Tatangelo che ha attirato ben 12.000 fans. Ci ha fatto inoltre piacere sapere che due pullman di giapponesi in vacanza a Taormina, apprendendo di questa Sagra, sono voluti venire a Bronte, mentre la visita del presidente della Regione ha confermato la valenza di questa manifestazione”. Ed alla festa ieri hanno partecipato, fra gli altri, pure l’europarlamentare Giuseppe Castiglione, il presidente del Consiglio provinciale, Pippo Pagano, e di quello di Bronte, Gino Prestianni, il dott. Santino Cantarella amministratore del Consorzio di Bonifica 9 e numerosi Consiglieri comunali ed assessori. Ma durante le varie manifestazioni assidua è stata la presenza dell’on. Nino D’Asero. “Un bilancio più che positivo – ha aggiunto l’assessore Melo Salvia – frutto di un lavoro che ci ha visti realizzare la migliore vetrina per il nostro pistacchio sempre più gradito e sempre più presente nei dolci e nei piatti grazie anche a questa sagra”. “Il ringraziamento – replica il consigliere Biagio Petralia - va ai pasticceri che hanno realizzato la torta non prevista dal programma. E’ bello vedere i turisti ed i nostri operatori pienamente soddisfatti”. Una festa che ha coinvolto il paese e numerose associazioni ed enti come ci spiegano l’assessore Maria De Luca e Vincenzo Sanfilippo: “Non ci siamo dimenticati ne degli anziani ne dei bambini – ha affermato la De Luca – in un contesto di coinvolgimento di tutta la città”. “E’ giusto ringraziare – ha concluso Sanfilippo - le forze dell’ordine, la protezione civile, le associazione di volontariato e la Circumetnea per il lavoro per la viabilità”. Soddisfatto pure l’on. Giuseppe Castiglione: “Finalmente quest’anno la valorizzazione è stata piena. I segnali sono incoraggianti e premiano la politica della ricerca e della qualità che abbiamo previsto redigendo un disciplinare di produzione che presto sarà adottato. Con un pistacchio così caratterizzato – ha concluso Castiglione – con la Dop, ed il Consorzio di tutela riusciremo ad avere ragione sui mercati per una migliore commercializzazione”. Gaetano Guidotto (La Sicilia)

 

anno XXII numero 187 novembre 2006

 

L'Oro verde dell'Etna

Una Sagra densa di eventi per promuovere un prodotto alle grandi potenzialità gastronomiche e commerciali, gia indiscusso protagonista in gelateria

di Liborio Triassi

 

La Sagra del Pistacchio è ormai un'istituzione consoli­data. Giunta alla sua 17sima edizione, è un evento che coinvolge l'intera comunità brontese. Per un'intera settimana gli abitanti di questa bella cittadina arroccata lungo le pendici occidentali dell'Etna, sono tutti, chi più chi meno, coinvolti negli eventi e nelle iniziative legati alla produzione, alla lavorazione ed alla commercializzazione del verde pistacchio, coltura tipica e di gran pregio di queste terre nere di lava e fertili, baciate dal caldo sole siciliano. Ogni anno decine di produttori ed operatori del settore si danno appuntamento a Bronte la prima decade di Ottobre, per presentare i propri prodotti negli stand che a decine vengono allestiti lungo le vie principali del centro.

Mostre, incontri, convegni e degu­stazioni fanno da grande cornice all'evento. Ogni angolo e ogni piazza dell'antico centro storico si anima di suoni, luci e colori, anche se a dominare, ovviamente, è il verde brillante del pistacchio brontese. E la risposta del pubblico e dei consumatori è significativa e generosa. A migliaia accorrono dai vicini centri dell'Etna, da Catania e da tutta la regione, individualmente o in comitive organizzate. Le stime ufficiali per la passata edizione parlano di 230.000 presenze nell'arco di una settimana.

Bronte è ormai diventato sinonimo di pistacchio. Nulla di strano, dunque, se in giro ci imbattiamo in ragazzi con addosso T-shirt di uno smagliante verde-pistacchio e che una vetrina annunci a lettere cubitali l'esistenza di misteriosi e non meglio definiti "jeans al pistacchio".

Qui il verde e profumato frutto è il protagonista assoluto della vita e del lavoro dei brontesi. Abbiamo addirittura scoperto, ma a dire il vero non assaggiato, una particolarissima specialità locale: il caffè al pistacchio. Si sa, paese che vai usanza che trovi.

Il paese

L'abitato di Bronte sorge a 800 metri di quota sul versante nord-occiden­tale dell'Etna. Con i suoi 25.000 ettari, il suo territorio è tra i più ampi tra quelli dei comuni della provincia di Catania. Partendo dall'alta valle del fiume Simeto a 380 metri esso si innalza incredibilmente sù tra lochi di pistacchieti, fitti boschi, impressionanti sciare e antiche colate dall'aspetto lunare, fino al bordo del cratere centrale del vulcano a quota 3350.

Pare che il nome del paese derivi da quello del mitologico ciclope Bronte, con un implicito riferimento ai frequenti e cupi brontolii che la montagna regala. Ma a dispetto del nome gli abitanti di questo ridente paese sono tutt'altro che brontoloni e, al contrario, hanno nella schiettezza, nella giovialità e nell'ospitalità alcuni dei loro tratti caratteristici.

Economia

A buon diritto si può dire che il pistacchio è il motore dell'economia di Bronte. L'oro verde parte da qui per i mercati dell'Italia e del mondo sia sotto forma di prodotto grezzo sia come prodotto lavorato. Germania e Olanda sono le destinazioni principali. L'estero assorbe circa l'80% della produzione. La parte rimanente è equamente divisa tra la Sicilia e il resto dell'Italia. Di questa parte il 55 percento è assorbito dall'industria delle carni insaccate, il 30% dall'industria dolciaria e 15% dall'industria gelatiera. Le numerose aziende che sorgono nel territorio sono in grado di fornire il pistacchio a diversi livelli di lavorazione.

Ci dice Antonino Spitaleri dello staff del Sindaco: "Diverse ditte stanno provando con successo ad uscire dall'ambito locale mirando alla qualità del prodotto, ad un livello qualitativo più alto sia nelle varie fasi della lavorazione sia della commercializzazione". Facendo una rapida ricerca su Internet abbiamo potuto osservare come buona parte di queste aziende possieda dei siti web, a testimonianza di una grande attenzione nei riguardi della comunicazione e della cura dell'immagine dell'azienda e del prodotto in funzione di una efficace promozione e commercializzazione.

Dopo la raccolta, la linea di lavorazione del frutto prevede alcune fasi principali. Il primo momento è costituito dalla smallatura che viene fatta da apposite macchine dette smaltatrici. Il prodotto ottenuto viene chiamato "tignosella" anche se i brontesi preferiscono chiamarlo "babbalucella", nome che in siciliano vuol dire piccola lumaca. Segue l'essiccazione che può essere totalmente naturale mediante un'esposizione al sole che dura da tre a sei giorni o può avvenire più rapidamente secondo moderne procedure in apposite serre o mediante macchine essiccatrici. Quindi è la volta della sgusciatura e della pelatura. A questo punto il pistacchio può essere triturato o addirittura trasformato in una pasta che trova largo impiego in gelateria e pasticceria.

Pasticceria e Gastronomia

L'uso del pistacchio in gelateria e in pasticceria è oggi molto diffuso e non necessita di particolari presentazioni. Gli operatori del settore sanno perfettamente come negli ulti­mi anni questo gusto abbia conquistato un numero grandissimo di estimatori con un successo in termini di vendite che non sembra arrestarsi e che anzi appare ancora in fase di crescita. Il gusto pistacchio è ormai diventato uno dei punti fermi di qualunque banco gelati che si rispetti, irrinunciabile in qualunque assortimento per la sua versatilità di servizio dato il gradimento che ottiene sia come ingrediente di coppe e dolci a base di gelato sia come protagonista di un cono, di una coppetta o, visto che siamo in Sicilia, di una magnifica brioche.

Ma non bisogna dimenticare che anche in gastronomia l'impiego di questo frutto è largamente diffuso, a partire dalla semplice aromatizzazione della mortadella fino alla preparazione sia di primi che di secondi piatti particolarmente raffinati. C'è anzi da sottolineare come, da qualche anno a questa parte, numerosi chef a livello non solo locale ma anche regionale e nazionale abbiamo riservato al pistacchio un ruolo via via maggiore con la creazione di specialità di pasta, di carne e di pesce.

Un cenno storico-tecnico

In Siria sorge una città chiamata Psitacco ed è da qui che pare provenga la pianta del pistacchio. Altro luogo d'origine pare sia il Turkestan. I greci e i Romani contribuirono alla sua diffusione nel bacino del Mediterraneo, ma si deve agli Arabi l'introduzione della coltivazione in Sicilia. Raffadali, in provincia di Agrigento, e appunto Bronte, in provincia di Catania, sono le località dell'isola dove la coltivazione del pistacchio ha avuto un particolare sviluppo e continua a costituire un'importante fonte di reddito per gli abitanti.

Grazie alla capacità delle sue radici di penetrare ed insinuarsi anche nei terreni più impervi e rocciosi, il pistacchio ha attecchito anche nelle nere e inospitali sciare, il duro e aspro suolo lavico delle antiche colate che caratterizza le pendici del vulcano.

Qui qualunque altra coltivazione avrebbe certamente stentato. Ciò, da un lato, ha reso possibile sfruttare dal punto di vista agricolo aree altrimenti destinate all'abbandono e, dall'altro, ha caratterizzato da un punto di vista naturalistico e paesaggistico un territorio molto vasto. Il pistacchio è una pianta cosiddetta dioica che cioè ha bisogno del suo maschio per fruttificare. L'impollinatore è volgarmente detto "scornabecco" e un esemplare è di norma sufficiente per 200 piante. La varietà detta Napoletana è la più diffusa negli impianti brontesi. Per la colorazione molto chiara che il mallo assume a maturazione com­pleta, essa viene anche detta Bianca. Un'altra varietà molto diffusa e molto apprezzata è il Rosso di Bronte.

Nel complesso circa 4000 ettari sono destinati alla coltura del pistacchio con una produzione di circa 10 quintali per ettaro.

L'intera produzione biennale si aggira intorno alle 32 tonnellate di prodotto, pari a oltre il 90 percento dell'intero prodotto nazionale italiano. Tuttavia, in termini assoluti, non si tratta di una quantità particolarmente significativa visto che corrisponde all'1 percento della produzione mondiale dominata, invece, dal pistacchio coltivato in Iran e Turchia. Quello che si produce a Bronte è, però, un frutto che non teme nessun confronto grazie alle sue elevatissime qualità organolettiche, verosimilmente legate alla qualità del terreno dei lochi dove sorgono gli immensi e intricati pistacchieti di Bronte. La raccolta avviene ad anni alterni, i dispari, per consentire alla pianta di riposare e ottenere maggiori quantitativi, per tagliare i costi legati proprio alla fase della raccolta che avviene essenzialmente a mano e, infine, per contrastare in modo naturale la proliferazione di insetti nocivi alla pianta. L'esigenza di procedere ad una raccolta manuale è legata sia alla natura impervia, irregolare e rocciosa del terreno sia alla particolare conformazione delle piante, aspetti questi che rendono difficile l'uso di macchine destinate alla raccolta. Il pistacchio verde di Bronte deve sostenere una concorrenza spietata da parte di prodotti esteri di qualità sicuramente inferiore ma che hanno il vantaggio di un prezzo inferiore. Per questo motivo a Bronte si sono adoperati con successo per ottenere la DOP a Denominazione d'Origine Protetta. Benché il riconoscimento sia avvenuto nell'ottobre 2001, solo tre anni dopo si è proceduto alla costituzione del Consorzio di Tutela.

Le virtù del frutto

Il pistacchio contiene numerosi oli essenziali che sono in grado di esplicare una elevata attività antimicrobica, antibatterica e antivirale estremamente utile per l'organismo umano. La presenza di grassi insaturi contribuisce alla salute dell'apparato cardiocircolatorio, dei reni, e della retina.

La presenza di biofenoli, inoltre, rende possibile una apprezzabile attività antiossidante ed è notizia abbastanza recente quella secondo cui studi americani hanno individuato proprio nelle sostanze contenute nel pistacchio una notevole attività antitumorale.

Un frutto, dunque, dalle grandi virtù anche terapeutiche che, come si può facilmente intuire, vanno ben al di là del suo uso in gelateria, pasticceria e gastronomia.

Virtù che, a quanto emerge da documenti storici, erano ben note anche nell'antichità, tanto da garantire a questo frutto la stima e la considerazione dei saggi.

Non è un caso, dunque, se, come si legge nella Genesi, tra i doni che Giacobbe inviò al faraone ci fossero anche i pistacchi. Medici e dottori del passato, come Avicenna, consigliavano di assumere il pistacchio per curare diverse malattie e per rinforzare lo stomaco.

Benché sugli aspetti tecnici relativi al pistacchio ci sarebbe ancora altro da dire, pensiamo che a questo punto sia più interessante passare a qualcosa di più rilassante come un concorso tra pasticceri e una gita nei dintorni.

A chi volesse ulteriori e più appro­fondite notizie sull'oro verde di Bronte consigliamo di visitare il sito web www.bronteinsieme.it, una vera fonte di notizie, o il sito web del Comune all'indirizzo www.comune.bronte.ct.it, che risulta altrettanto ricco di informazioni e addirittura contiene un bel video con tutto quello che riguarda il pistacchio, dalla raccolta alla lavorazione, fino agli usi in cucina.

Il dolce più buono

A Bronte incontriamo i maestri pasticcieri Rosario Pappalardo di Catania, presidente dell'Associazione Pasticcieri Siciliani, Salvatore Cappello di Palermo, membro dell'Accademia Maestri Pasticcieri Italiani, e Salvatore Caggeggi di Randazzo, della Con.Pa.It. Essi formano la giuria per l'annuale concorso destinato a consacrare il dolce al pistacchio più buono.

Si va a pranzo assieme prima della gara e naturalmente assaggiamo le tanto decantate pennette al pistacchio. Il piatto è notevole, come anche le altre portate del pranzo a base di specialità e vino locali. Naturalmente, benché un po' a malincuore, decidiamo di saltare il dessert al pistacchio perché da li a mezzora ci aspetta la gara. Un po' insolitamente, a dire il vero, la gElio D'Aquinoara de "Il dolce più buono" si svolge nientemeno che nella sala consiliare del Palazzo di Città, alla presenza di Sindaco e di vari assessori. Torte e altre creazioni pasticcere a base di pistacchio vengono portate già pronte e quindi disposte su un lungo tavolo coperto da una tovaglia, guarda caso, verde. Tutto si svolge al cospetto di un pubblico attento e silenzioso. Elio D'Aquino, Presidente della Confcommercio di Bronte, è il motore dell'evento, nonché uno degli organizzatori della Sagra: "Anche quest'anno abbiamo coinvolto un gran numero di operatori del settore. Per le future edizioni il nostro obiettivo è quello di allargare il nostro raggio d'azione e portare a Bronte pasticcieri e gelatieri da tutta la Sicilia, anche da oltre lo Stretto".

Per la cronaca, annotiamo che la vittoria è andata al dolce presentato dalla Pasticceria della Ferrovia, un simpatico locale che sorge lungo l'antico e panoramico tracciato ferroviario della Circumetnea, la caratteristica linea a scartamento ridotto che serve l'area del vulcano.

 

Castello Nelson

Bronte, tuttavia, non è soltanto pistacchio. Il suo territorio, incastonato tra il Parco dell'Etna e il Parco dei Nebrodi, custodisce numerosi piccoli tesori naturalistici, paesaggistici e storici.

A poca distanza dall'abitato troviamo, per esempio, un luogo di grande interesse storico, meta di migliaia di turisti in ogni periodo dell'anno. Si tratta di un antico edificio al centro di una magnifica tenuta appartenuto all'ammiraglio inglese Orazio Nelson. L'eroe di Abukir e Trafalgar l'ebbe in dono per avere contribuito a sedare delle rivolte.

La costruzione però risale all'XI secolo, quando Giorgio Maniace la fece edificare sul luogo della battaglia che vide la sconfitta dei Saraceni per affidarla ai frati Benedettini che ne fecero un'abbazia. Danneggiata da due terremoti e più volte rimaneggiata, fu ristrutturata e abitata dagli eredi di Nelson che quindi la cedettero al Comune di Bronte negli anni Ottanta. L'ammiraglio in persona, però, pare non vi sia mai venuto.

Oggi è possibile visitare le sue magnifiche stanze riccamente arredate e le collezioni di oggetti carichi di storia. Il luogo é di recente divenuto meta di gite per scolaresche, comitive ed escursionisti. Visto che siamo abbastanza in tema, mi pare interessante citare il volume I bucatini di Garibaldi dell'inglese William Black.

L'autore, dopo essersi dilungato sulle vicende del suo eroico connazionale, dedica un lungo brano al pistacchio di Bronte in cui ne esalta la bontà, dichiarando altresì che "I brontesi hanno effettivamente un modo tutto loro di usare i pistacchi" e che il gelato al pistacchio che gli fa assaggiare Nunzio Samperi dell'hotel Il Parco dell'Etna è "strepitoso". Lo prendiamo sulla parola. La giornata è stata lunga e densa di incontri.

Al calare delle prime ombre, quando le vie del centro cominciano ad animarsi per un'altra notte di festa, decidiamo di ritirarci e concludere la nostra breve gita.

Quale miglior modo di salutare Bronte se non con un magnifico cono al pistacchio? Non particolarmente originale, forse, ma certamente gustoso. Arrivederci alla sagra del prossimo anno.

 

A proposito di frutta secca
 

Per quanto produca solo l'uno per cento della produzione mondiale di pistacchio, il paesino italiano di Bronte, ai piedi nord-occidentali dell'Etna è rinomato per questo suo vellutato frutto verde.
Infatti, questo paese di 20.000 abitanti è soprannominato Città del Pistacchio. Introdotto nel Medio Evo da conquistatori arabi, il pistacchio di Bronte cresce nelle valli rocciose ma fertili del vulcano siciliano, producendo un pistacchio di un sapore e colore incredibili.
Gli alberi, situati in mezzo alla lava, usano tanta energia per produrre i loro frutti che la loro raccolta può essere fatta solo ogni due anni. Negli anni dispari, l'intera città si riunisce per raccogliere i frutti a mano. Malgrado a Bronte il prossimo raccolto avverrà a Settembre del 2007, voi potete ancora godervi il suo pistacchio, che è usato in gelati di elevate qualità, in dolci particolarmente delicati, in salumi e persino come pesto durante il periodo fuori stagione.
La città festeggia il suo Oro verde,ogni autunno con l'annuale festa del pistacchio "Sagra del Pistacchio", una vera e propria festa dei cibi al pistacchio. (C'è persino un liquore al pistacchio.) La festività prosegue dal 30 Settembre al 8 di Ottobre. Courtney Colavita (WWDSCOOP - rivista U.S.A.)

 

 dalla rubrica La Terra a cura di Renato Bauducco

 

A Bronte, vale oro il verde pistacchio
LA PIANTICELLA CRESCE FACILMENTE SULLE PENDICI DELL'ETNA, I COSTI DI PRODUZIONE SONO PESANTI, MA LA QUALITA' GARANTISCE PREZZI REMUNERATIVI
Il pistacchio (Pistacia vera), frutto nutriente e gustoso, è una delle fonti di sviluppo per l'agricoltura siciliana e per la stessa economia dell'isola. La sua "patria" si trova sulle pendici dell'Etna, nella cittadina di Bronte (Catania). Sole, clima e terreno lavico ricco di sali minerali rendono ottimale la coltivazione di quello che viene definito "oro verde": definizione non esagerata, giacché nell'area se ne raccolgono ogni anno circa 30.000 quintali, per un valore di circa 18 milioni di euro.
I semi di pistacchio sono composti da olio (60%), proteine e vitamine. Il valore nutritivo è elevato, l'apporto calorico è doppio rispetto a quello del burro. Ricercata per il particolare aroma e utilizzata per insaporire cibi, questa drupa è presente anche in dolci e gelati.
Nel territorio etneo si contano oltre mille produttori di pistacchio Dop (Denominazione di origine protetta), e la maggioranza ne coltiva in media un ettaro. La produzione media siciliana (biennale per la difficoltà di raccolta) è di circa 16.000 quintali di prodotto sgusciato: l'80% viene venduto all'estero, il 20% alimenta l'industria nazionale.

In quel di Bronte
Dal 1990 ogni anno, in ottobre, l'amministrazione comunale di Bronte esprime alla drupa la sua riconoscenza dedicandogli una sagra ricca di degustazioni, simulazioni di vita contadina, presentazioni di progetti internazionali di cooperazione euromediterranea, visite guidate nelle aziende specializzate.
Originario del Medio Oriente e portato in Sicilia dagli arabi durante la dominazione, l'albero di pistacchio non supera i 6 metri d'altezza. Cresce con facilità anche nei terreni rocciosi di origine lavica, in condizioni proibitive per altre specie vegetali. I costi di produzione, in gran parte manuali, sono piuttosto elevati, ma la coltura risulta comunque abbastanza remunerativa.
Dopo la raccolta, la drupa dev'essere, esposta al sole per sei giorni, dopodiché viene sgusciata e spogliata con l'ausilio del vapore acqueo ad alta pressione. Poi il frutto è sottoposto a un complesso processo di lenta essiccazione e finisce in una macchina selezionatrice elettronica che scarta gli esemplari di colore improprio. Il ciclo di lavorazione finisce con il confezionamento del pistacchio ormai essiccato. [Pietro Scaglione]

 

 Anno 2005

 

Il Pistacchio unico e prezioso di Bronte

BRONTE – (16 ottobre 2005) – Bagno di folla a Bronte per la giornata conclusiva della 16’ Sagra del pistacchio. Secondo le stime solo ieri oltre 50.000 visitatori hanno affollato gli stand. Venduto tutto quello che era esposto, con il bilancio della Sagra che ha superato ogni più rosea previsione. Una grande festa, insomma, che ha visto il presidente della Regione siciliana Totò Cuffaro, tagliare per primo, insieme con il sindaco, il senatore Pino Firrarello e l’assessore Maria De Luca, i 52 metri di torta che i pasticceri di Bronte hanno realizzato per l’occasione, utilizzando ben 1200 uova ed oltre 200 chilogrammi di verde pistacchio. “Chiudiamo – ha affermato il senatore Firrarello - nove faticosi giorni di festa organizzati per valorizzare ancora di più l’economia legata al pistacchio di Bronte. Vogliamo, infatti, che questo diventi anche occasione di ulteriore sviluppo e lavoro”. “E sul pistacchio si è tanto lavorato – ha aggiunto il presidente Cuffaro - soprattutto quanto assessore all’agricoltura era Giuseppe Castiglione, tant’è che in tutta Italia oggi al pistacchio si associa principalmente Bronte”. E l’europarlamentare Castiglione era presente assieme alla Giunta, al Consiglio comunale di Bronte ed a numerose autorità, come i sindaci di Maniace, Maletto e Nicolosi, rispettivamente Salvatore Pinzone Vecchio, Pippo De Luca e Salvatore Moschetto, l’on. Ilario Floresta, il dott. Mario Zappia, ex sindaco di Bronte ed oggi presidente della società Ato “Joniambiente, ed i presidenti Stefano Ridolfo della Camera di Commercio, Enzo Gibbiino dell’Iacp e Pippo Pagano del Consiglio provinciale giunto con il consigliere Alfio Allegra. Con loro l’assessore provinciale, Margherita Ferro e l’ex assessore del Comune di Catania, Nino D’Asero. Ma già durante il mattino, alla presenza dell’assessore all’Agricoltura, Innocenzo Leontini, di docenti universitari e di dirigenti della Regione, all’interno del teatro comunale si è parlato della valorizzazione del pistacchio, ottimo antiossidante ed in grado di combattere l’invecchiamento, e si è avuto il tempo per inaugurare le nuove macchine per asciugare il pistacchio e premiare i vincitori dei tanti concorsi organizzati per la Sagra: il primo Festival musicale se lo sono aggiudicati i “Gero parla Peppe Guarnirei e Cristian Falzone” di Agrigento, la migliore vetrina è stata allestita dal negozio “Bimbo Mania”, il Bar Roma si è aggiudicato il premio per il dolce dal miglior gusto, la Caffetteria Luca quello per la fantasia, lo stand migliore è stato quello di Marco Burrello e la migliore fotografia quella di Guido Ciraldo. Gaetano Guidotto (La Sicilia)

 

 Anno 2004

 

Il pistacchio di Bronte vince ancora la sfida

 BRONTE – (27 settembre 2004) - Il Pistacchio ha vinto ancora. La Sagra del famoso “Oro verde” di Bronte ha rispettato i pronostici della vigilia in fatto di presenze. Dalle stime effettuate, durante i tre giorni sono giunte circa 50.000 auto e con loro più di 120.000 persone che hanno affollato gli stand, assaggiato ed acquistato ogni tipo di prelibatezza che i pasticceri ed i cuochi brontesi sono riusciti a addolcire con il verde pistacchio. Piazza Spedalieri dove sono stati ubicati tutti gli stand che vendevano prodotti al pistacchio, per l’intera durata della manifestazione è stata letteralmente presa d’assalto dai turisti che poi hanno potuto ammirare alcuni angoli di Bronte, appositamente illuminati con giochi di colore, per raggiungere gli altri punti della Sagra, dove erano stati sistemati gli stand gastronomici, quelli che offrivano prodotti di artigianato o prodotti vari. Visitata anche la mostra dell’artigianato e dell’arte organizzata con Upia Casa e la mostra filatelica con l’annullo postale dedicato alla 15’ Sagra del Pistacchio effettuato all’interno del Convento dei Cappuccini da parte del circolo Mamertino in collaborazione con le Poste italiane. Per l’occasione, infatti, è stato coniato un timbro che raffigura l'Etna e il pistacchio e una cartolina che i turisti potranno conservare. Oltre a ciò sempre all'interno del convento è stata allestita una mostra filatelica e numismatica curata dal presidente del circolo Sampietrino di Patti, Antonino Camuti, particolarmente apprezzata dai visitatori, mentre in piazza  Cimbali è stata allestita una mostra d’Arte organizzata da Clorinda Fisichella. Tutto ciò grazie al progetto comunitario Medi Fostak, alla Provincia regionale di Catania, e del Parco dell’Etna che hanno contribuito con l’Amministrazione all’ottima riuscita della manifestazione, Amministrazione che alla fine, visto l’ottimo risultato, ha voluto ringraziare tutti a cominciare dalle Forze dell’ordine per l’encomiabile lavoro svolto.

Appuntamento quindi per l’anno prossimo che è annata di raccolta. Per chi non lo sapesse, infatti, il pistacchio crescendo su un terreno lavico fra più irti dell’Etna si raccoglie ancora con i sistemi di una volta. Molta fatica di braccia e tanta, tanta buona volontà. Ammirare la raccolta del pistacchio, infatti, sembra quasi ritornare indietro nel tempo per accorgersi del grande contrasto, dove dalla nera ed acuminata lava sorge “nervosa”, ma piena di vita, la pianta del pistacchio.   

Tornando alla Sagra, chiaramente alla fine di pistacchio ne è rimasto poco, perché venire a Bronte senza assaggiare la bontà della sua cucina tipica è un peccato che il palato non può compiere. Sono andati a ruba un po’ tutti i piatti prelibati, e se per un attimo trascuriamo le torte e le creme, chi ha pranzato a Bronte ha sicuramente festeggiato di fronte ad un bel piatto di “pennette” fatte con la pasta fresca guarda caso fatta con la farina di pistacchio.

Difficile, comunque, fare delle stime sull’introito economico che la Sagra ha fruttato, ma se i numeri della folla si avvicinato leggermente ai guadagni, il pistacchio ha dimostrato di essere ancora una volta l’”Oro verde” di Bronte. Gaetano Guidotto (La Sicilia)

 

 Anno 2003

 

Oltre 80.000 visitatori nonostante il maltempo

E' positivo il bilancio della 14a edizione della Sagra del pistacchio di Bronte. E' positivo, nonostante tutto. Nonostante la pioggia, che durante i pomeriggi ha impedito il normale svolgimento delle manifestazioni, e nonostante il black out, che ha rischiato domenica di far chiudere in anticipo i battenti, con gli stand che all'imbrunire rischiavano di essere «oscurati» dalla mancanza d'energia elettrica e con il pregiato gelato e le altre leccornie ormai destinati al macero.
Fare una stima dei visitatori è difficile, ma a sentire i rapporti delle forze dell'ordine complessivamente nel corso del weekend a Bronte sono arrivate più di 80.000 persone, mentre domenica sulla statale 284, in direzione di Catania, si sono registrate code verso la città del pistacchio lunghe anche sei chilometri.
«Ci possiamo dichiarare soddisfatti - ha detto l'assessore alla Attività produttive, Salvatore Pizzuto - perché con tutto quello che è accaduto sarebbe andata in tilt qualsiasi organizzazione. La sagra, invece, non si è fermata neanche domenica perché abbiamo fatto arrivare a Bronte tre generatori di corrente, uno dei quali fornito dall'Enel, che avrebbero ugualmente illuminato le piazze della sagra».
In effetti, domenica alle 14,30 insieme con le forze dell'ordine gli assessori Pizzuto, Leanza e Caruso hanno pure chiamato la Prefettura per trovare una soluzione. Poi alle 19, con la corrente elettrica, è arrivata tanta gente che fino a notte fonda ha fatto razzìa di tutte le prelibatezze al pistacchio. Notevoli comunque i danni subiti da espositori ed esercizi commerciali per il lungo black-out dell'energia elettrica che si è protratto per oltre 16 ore Gaetano Guidotto (La Sicilia)

 

 Anno 2002

 

Centomila visitatori e “assaggiatori” nelle tre giornate della Sagra
Il pistacchio ha vinto ancora. La Sagra del famoso «Oro verde» di Bronte ha rispettato i pronostici della vigilia in fatto di presenze. Dalle stime effettuate dalla polizia provinciale a Bronte durante i tre giorni sono giunte circa 50.000 auto, una media di centomila persone che hanno giornalmente affollato gli stand, assaggiato ed acquistato ogni tipo di prelibatezza che i pasticceri e i cuochi brontesi sono riusciti a addolcire con il verde pistacchio.
Piazza Spedalieri dove il direttore di «Bronteventi», Salvo Pennisi, ha ubicato tutti gli stand che vendevano prodotti al pistacchio, per l'intera durata della manifestazione è stata letteralmente presa d'assalto dai turisti che hanno potuto anche ammirare alcuni angoli di Bronte, appositamente illuminati con giochi di colore, per raggiungere gli altri punti della Sagra, dove erano stati sistemati gli stand gastronomici, quelli che offrivano prodotti di artigianato o prodotti vari.
Non a caso presso il comando della polizia municipale sono giunte telefonate di turisti intenzionati ad arrivare da Agrigento o da Messina.
Soddisfatto il sindaco, Salvatore Leanza che a quasi chiusura della manifestazione, a fianco dell'assessore provinciale all'Agricoltura, Ignazio Gambino ha annunciato novità per la prossima Sagra quella del 2003, che ricordiamo è anno di raccolta: «L'anno prossimo - ha dichiarato il sindaco - faremo coincidere l'organizzazione della Sagra con la raccolta del pistacchio nelle nostre campagne. Così, oltre a promuovere i buonissimi derivati del nostro verde prodotto, faremo conoscere il frutto fresco e i sistemi della tradizionale raccolta del pistacchio».
Per chi non lo sapesse, infatti, il pistacchio crescendo su un terreno lavico fra più irti dell'Etna si raccoglie ancora con i metodi di una volta. Molta fatica di braccia e tanta, tanta buona volontà. Ammirare la raccolta del pistacchio, infatti, sembra quasi ritornare indietro nel tempo per accorgersi del grande contrasto, dove dalla nera ed acuminata lava sorge «nervosa», ma piena di vita, la pianta del pistacchio.
Tornando alla Sagra, chiaramente alla fine di pistacchio ne è rimasto davvero poco, perché venire a Bronte senza assaggiare la bontà della sua cucina tipica è un peccato che il palato non può compiere. Sono andati a ruba un po' tutti i piatti prelibati, e se per un attimo trascuriamo le torte e le creme, chi ha pranzato a Bronte ha sicuramente festeggiato di fronte ad un bel piatto di «pennette» fatte con la pasta fresca guarda caso fatta con la farina di pistacchio.
Divertenti anche gli spettacoli di contorno organizzati alla perfezione dal direttore artistico Salvo Pennisi: dagli sbandieratori di Motta Sant'Anastasia alla sfilata dei carretti siciliani, all'elezione di Miss Etna al grande concerto di Enzo Gragnaniello.
Difficile, comunque, fare delle stime sull'introito economico che la Sagra ha fruttato, ma se i numeri della folla si avvicinano leggermente ai guadagni, il pistacchio ha dimostrato di essere ancora una volta veramente l'«Oro verde» di Bronte. Gaetano Guidotto (La Sicilia)

 

 Anno 2000

 

Mondo Pistacchio
Nutella, torrone, liquore, "latte", miele, olio. Ma anche penne, arancini, paste, salsiccia, panettone e colomba, splendide torte, "pesto", salse, gelati che non hanno niente a che vedere con quelli comunemente venduti: tutto rigorosamente al pistacchio. Dove? A Bronte, naturalmente, il comune etneo che può dirsi di diritto la patria del prezioso frutto verde di origine mediorientale introdotta dai Romani e valorizzata dagli arabi (fristach, lo chiamavano i musulmani all'epoca della dominazione della Sicilia, frastuca è uno dei termini dialettali siciliani), vero e proprio patrimonio della gastronomia mediterranea. Primato acquisito sin dal 1860, quando interi pascoli e terreni incolti furono trasformati in pistacchieti, e la pianta coltivata è diventata il fulcro di tutto il sistema agricolo ed economico dell'area.
A questo suo tesoro Bronte ha appena dedicato l'ennesima Sagra, richiamando nel suo territorio migliaia di visitatori curiosi e soprattutto golosi. Un intero quartiere del centro storico, quello dell'Annunziata ha ospitato, nei due scorsi week-end, un vero e proprio museo della civiltà contadina e della gastronomia all'aperto, con tutti gli abitanti del paese coinvolti nell'accoglienza dei turisti a caccia di leccornie. In ogni stradella o scalinata era un tripudio di banchi e banchetti ricolmi di specialità a base di pistacchio, ogni garage diventava improvvisamente una trattoria fatta in casa dove era possibile assaggiare ed acquistare i prodotti "principi" della cucina brontese, dotata oltretutto di una grande inventiva al passo con i tempi. Restano immutati invece, la ricetta e anche il sapore delle Fillette, ciambelle dolci a base di farina e pistacchio le cui origini si perdono nei tempi, nate dalla dedizione delle donne brontesi.
Ma quali sono le qualità dell'"oro verde dell'Etna"? Questa terra intrisa di lava, dove ogni anno vengono raccolti oltre 30 mila quintali (l'1% della produzione mondiale), dona al suo frutto una notevole ricchezza in proteine, in olio, in sostanze estrattive non azotate, nonché in vitamine, fra le quali prevale il principio della fecondità. Il frutto ha quindi un valore nutritivo molto alto ed il suo valore in calorie è doppio di quello del burro. E' assai pregiato e ricercato anche per il suo sapore aromatico e gradevole in pasticceria, in gelateria e per aromatizzare ed insaporire molte vivande. L'olio, estratto dal frutto, trova anche applicazione in dermatologia per le sue alte doti emollienti ed ammorbidenti.
Il pistacchio, dopo la raccolta, viene "smarrato", separando il mallo dal frutto che va asciugato al sole. Nel caso di sgusciatura, il seme viene pelato con immersione in acqua bollente, poi viene asciugato e portato ad una umidità del tre, quattro per cento. Così si ottiene la tipica colorazione verde smeraldo. Altrimenti viene mantenuto il guscio e si procede ad una salatura del frutto secco.

 


 

Il Pistacchio di Bronte (immagini e musica)