
UFFICIO STAMPA COMUNE DI BRONTE
COMUNICATO STAMPA
INTERVISTA DEL SINDACO
GIUSEPPE FIRRARELLO
SULL’UNITA’ D’ITALIA
(Per Anci Rivista)
Sindaco che valore ha il 150’ dell’Unità d’Italia per un Comune come il suo, simbolo risorgimentale ?
Bronte considera l’Unità d’Italia la pagina più importante della storia del Paese.
Senza un’Italia unita non avremmo mai ottenuto dignità internazionale o capacità scientifica e tecnologica. Per me e per i miei cittadini è un fondamento, un valore irrinunciabile su cui bisogna insistere e lavorare, per far capire a tutti, ed ai giovani principalmente, che appartenere ad una nazione unita, con una storia e una lingua comune, è un valore da sostenere e difendere”.
E per la Nazione intera può significare l’inizio di una nuova storia basata su spiriti di solidarietà e di fierezza nazionale, valori che a volte si perdono?
“In verità affinché si realizzino a pieno “spiriti di solidarietà” sarebbe necessario che il popolo italiano intero prenda atto che il meridione e la Sicilia in particolare, dall’Unità d’Italia hanno ricevuto più danni che vantaggi.
La dimostrazione sta nel fatto che la Sicilia in quel tempo era in condizioni economiche migliori di Regioni come Piemonte e Lombardia. Pensate al saccheggio del Banco di Sicilia durante l’epopea Garibaldina che risolse i problemi finanziari di Casa Savoia più che quelli dei siciliani. Di conseguenza penso che fino a quando non si prenderà atto dei saccheggi perpetrati a danno della Sicilia, difficilmente ci potrà essere solidarietà unanime”.
Come festeggerà il Comune di Bronte? Cosa è previsto? Programmi per ricordare la strage del 1860?
Già nel 2010 Bronte è stata teatro di numerose manifestazioni culturali. I circoli, le associazioni ed il mondo della scuola sono stati sensibilizzati dal Comune ad organizzare convegni, rappresentazioni teatrali e cortometraggi che hanno contribuito a ricordare e far conoscere l’aspetto brontese della storia dell’Unità d’Italia.
Lo abbiamo fatto consci della necessità a Bronte di una riflessione diversa rispetto al resto d’Italia, derivante dalla nostra condizione sociale del tempo che poi è sfociata nei tragici fatti del 1860.
I brontesi, legati da sempre al lavoro della terra, accettavano mal volentieri l’usurpazione del loro territorio demaniale a favore dell'Ospedale Maggior di Palermo e soprattutto a favore degli amministratori fraudolenti degli eredi di Orazio Nelson. In quel tempo non è errato dire che esisteva uno opprimente stato di vassallaggio che aveva provocato un animato desiderio di rivincita, nella speranza di poter riacquisire i beni perduti. Di conseguenza noi abbiamo celebrato l’Unità d’Italia ricostruendo quanto accaduto, ed anche nel 2011 continueremo ad approfondire tutti gli aspetti che riguardano la nostra storia, sottolineando anche gli errori che sono stati commessi.
Cosa ha rappresentato quella strage per il suo Comune?
La strage fu un momento doloroso, frutto di una ribellione incontrollata che l’avvocato Nicolò Lombardo non riuscì a guidare con accortezza. Non considerò nella maniera dovuta, infatti, l’influenza inglese nei confronti di Garibaldi e Cavur. Il risultato fu che a Bronte, caduto il regime Borbonico, non solo non furono restituite le terre ai contadini, ma non fu neanche abolita la tassa sul macinato che penalizzava i più poveri.
Paradossalmente qui i conservatori furono eretti a liberatori della Patria e la rivoluzione popolare fu soggiogata nel sangue. Quella strage però ha condotto i brontesi nel tempo a discutere sulle loro fondamenta storiche ed a sviluppare il comune senso di appartenenza, identità e convivenza. Ritengo di non sbagliare nel sostenere che la storia moderna di Bronte iniziò proprio 150 anni fa e che ne i contadini, ne Bixio possono essere considerati colpevoli per quanto accaduto.
A distanza di tempo, infatti, concordando con la sentenza finale dell’insigne giurista, prof. Ettore Gallo, emessa alla fine del “Processo a Nino Bixio” che abbiamo celebrato a Bronte nel 1985, non mi sento di condannare né il popolo di Bronte, né Nino Bixio.
Come ho già detto il popolo era soggiogato da una piccola casta di privilegiati che godevano degli affitti dei terreni demaniali illegittimamente annessi dalla ducea e per questo soffriva di fame, frustrazioni e grandi sofferenze che alla fine hanno provocato la violenta rivolta.
E’ vero anche però che Bixio fù costretto a soggiogare la rivolta con una punizione esemplare, che fosse da monito in tutta la Sicilia, fucilando il simbolo della rivolta che era l’avvocato Lombardo insieme a 5 innocenti.
Oggi guardiamo avanti, credendo nell’Unità d’Italia e nella crescita dell’Italia unita, in armonia e nel rispetto delle leggi.
L’Addetto stampa
Gaetano Guidotto