
UFFICIO STAMPA COMUNE DI BRONTE
COMUNICATO STAMPA
IL SINDACO
Ill.mo dott. Ezio Mauro
direttore del Quotidiano
La Repubblica
Oggetto: Lettera al direttore con preghiera di pubblicazione.
Egregio Direttore,
dopo aver letto l’articolo del giornalista Paolo Rumiz, “Bronte e Roma allo specchio”, pubblicato sul suo quotidiano lunedì scorso, diventa obbligo far conoscere, a lei ed ai suoi lettori, i sentimenti che questo ha suscitato nella maggior parte dei brontesi.
Ripassando riga dopo riga tutte le considerazioni e le congiunture formulate nel servizio, chi conosce la storia e gli aspetti attuali di Bronte, infatti, non può che rimanere pervaso da sentimenti di delusione ed incredulità.
Delusione nel constatare che un inviato di un giornale come Repubblica, dopo essere rimasto qualche giorno nella nostra cittadina, non sia riuscito a carpire e descrivere gli aspetti precipui della Bronte di ieri e di oggi e sia andato alla ricerca di presunte intromissioni di Silvio Berlusconi nella società brontese così intricate, che alla fine gli hanno fatto maturare il timore di non essere capace a scriverle.
Incredulità nel rendersi conto di come il disprezzo nei confronti del Presidente del Consiglio, alla fine, abbia condizionato così tanto il giornalista da costringerlo a cercare, ed alla fine costruire, parallelismi fra la politica del periodo garibaldino e quella attuale che nei fatti non esistono, ed a tralasciare la più naturale ed obbiettiva analisi di un capitolo di storia che vide il popolo brontese, con caparbietà e tenacia, tenere in piedi una lunga contesa giudiziaria durata quattro secoli per scrollarsi di dosso le usurpazioni e le ingiuste pretese avanzate da chi aveva sottratto loro il territorio demaniale, forte di quello che a mio avviso è stato l’ultimo fenomeno buio tipico di un medioevo fatto di vessazioni da parte dei potenti.
Rumiz, nel suo tentativo di legare la odierna Bronte, il risorgimento e Berlusconi, ha finito per omettere la prima fucilazione dello Stato che si stava costruendo nel 1860, concentrandosi su una istituzione come il Collegio Capizzi, sicuro tempio del sapere per la Sicilia di ieri e di oggi e fucina di cultura non solo per Marcello Dell’Utri, ma per molti altri che dall’insegnamento di dotti educatori, come padre Giuseppe Zingale, hanno saputo trarre i giusti insegnamenti.
Nella continua e quasi spasmodica ricerca di incongruenze, l’unico controsenso che gli concediamo è quello del refuso sulla lapide commemorativa dei caduti del 1860 posta in piazza San Vito, teatro della fucilazione. Rumiz però ha dimenticato che questa, il 10 agosto scorso, quindi in largo anticipo rispetto la pubblicazione dell’articolo, è stata sostituita da altre 2 lapidi che correggono la data e ricordano insieme tutti i 21 brontesi uccisi.
La delusione è tanta perché da suo giornale ci attendevamo una analisi seria che contribuisse a restituire verità sui fatti storici accaduti e sulla influenza inglese durata fino al 1982, quando il popolo brontese fu capace di riscattarsi, acquistando il Castello dagli eredi dei Nelson.
Invece abbiamo letto un articolo dall’evidente sapore politico, frutto, come alla fine ammette lo stesso Rumiz di “allucinazioni”.
Bronte lì 24 agosto 2010
IL SINDACO
Sen. Giuseppe Firrarello
L’Addetto stampa
Gaetano Guidotto