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UFFICIO STAMPA COMUNE DI BRONTE

 

COMUNICATO STAMPA

 

IL PISTACCHIO E BRONTE

 

BRONTE – (23 settembre 2010) – Non basta un solo giorno per visitare le bellezze architettoniche, storiche ed ambientali che la città offre o per assaggiare quanto di buono riescono a realizzare pasticceri e ristoratori con il pistacchio di Bronte. Il pistacchio, infatti, non è solo sinonimo di dolci, ma nutriente condimento per i primi piatti e contorno per i secondi. La fama raggiunta dalle pennette al pistacchio ne è la prova, anche se paste, torte e gelati la fanno da padrone. Chi poi non ha assaggiato la “Pistacchiella” che è di una bontà incredibile. Tutti prodotti genuini, frutto di anni e anni di lavoro ed attaccamento al pistacchio fin dalla coltivazione negli irti pistacchieti.

Si raccoglie ad anni alterni e negli anni di magra (come questo, anche se qualche produttore quest’anno ha effettuato la raccolta per sperimentare i risultati) tutti i produttori eliminano le gemme dalle piante, impedendo la nascita del frutto. Questi, infatti, sanno bene che la pianta non producendo per un anno è in condizione di accumulare energie utili per moltiplicare il raccolto dell’anno successivo. Un espediente che, visto l’enorme costo della manodopera per la raccolta, evita che per poco pistacchio si sprechino risorse e pone in essere una vera e propria lotta biologica nei confronti degli insetti che, dopo una stagione senza frutto, l’anno successivo saranno sempre di meno.

Se a ciò sommiamo il fatto che non è possibile in queste terre effettuare trattamenti particolari possiamo dire che il pistacchio di Bronte è un frutto biologico. La raccolta viene effettuata ancora con le tecniche di un tempo e che dal frutto sulla pianta bisogna togliere il mallo, il guscio e quella pellicina che protegge il verde pistacchio. Alla fine, di conseguenza, su 100 chilogrammi di pistacchio raccolto sulla pianta forse appena il 10% è utile per la vendita e questo è l’ulteriore prova delle difficoltà cui vanno incontro i produttori. “E’ a loro – afferma il sindaco Pino Firrarello - che dobbiamo dire grazie, perché ostinandosi a coltivare il pistacchio hanno mantenuto verde un’area dell’Etna che altrimenti sarebbe stata solo lavica, trasformandosi nei veri custodi dell’ambiente”.

Salvaguardia dell’ambiente che a Bronte rappresenta il modo migliore per rilanciare il turismo. Ai tanti turisti che in questi 8 giorni visiteranno il paese, Bronte offrirà la possibilità di godere di paesaggi ambientali unici. Situato nel versante nord dell’Etna, la città del pistacchio, con il suo vastissimo territorio di oltre 25.000 ettari di terreno, infatti, contribuisce in maniera massiccia alla salvaguardia della natura siciliana. Ricadendo fra i Parchi dell’Etna e dei Nebrodi, infatti, ha conservato la sua terra permettendo all’amante della natura di trovare boschi, prati e paesaggi intatti, dove nessun rumore filtra se non quelli della stessa natura. Basta uscire dall’abitato in direzione sud est per incontrare le lave cordate del 1651, in un sentiero che permette all’escursionista di arrampicarsi sul vulcano, dove si potrà osservare anche il volo imponente dell’aquila reale o il passaggio fugace di altri esemplari faunistici, come la volpe, la donnola, il coniglio, la lepre e l’istrice. Da Bronte in contrada Difesa, al confine con Maletto, si potrà godere della migliore vista dell’Etna, con il vulcano che ci regala un’immagine imponente e suggestiva.

Sono tanti, inoltre, i monumenti che abbelliscono la cittadina dal punto di vista storico ed architettonico, ma su tutti il Castello Nelson e il Real Collegio Capizzi meritano la citazione. Cominciamo con il Castello Nelson, con gli storici che ne fanno iniziare la storia nel 1040, quando il generale bizantino Giorgio Maniace, vincitore di una battaglia contro i Saraceni, per devozione lasciò nel luogo dello scontro un’icona della Madonna. Vi dimorarono i Basiliani, ma nel XIX secolo divenne dimora residenziale dall’ammiraglio inglese Horatio Nelson.

Per questo visitarlo vuol dire poter ammirare numerosi oggetti d’arte, quadri e stampe, lettere autografe, medaglie, piani di battaglie navali e ordini militari, ed attraversare le sue mura vuol dire tuffarsi in una storia che ci ha lasciato una grande testimonianza architettonica. Chi non vuole però spostarsi da Bronte potrà visitare il Real Collegio Capizzi, oggi sede della biblioteca borbonica con l’archivio di storia patria. Un patrimonio impreziosito delle opere letterarie originarie dell’illustre Spedalieri e di atlanti geografici di rara bellezza per fattura artistica e conoscenze fisico-politiche del 600 e del 700 e che presto ospiterà la più importante Pinacoteca della Sicilia, esponendo una preziosa raccolta del maestro brontese Nunzio Sciavarrello”

 

L’Addetto stampa

Gaetano Guidotto