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La leggenda del gigante Tifeo Narra la leggenda secondo la quale la Sicilia ?sorretta da un gigante: questo gigante si chiama Tifeo, che os?impadronirsi della sede del cielo e per questo venne condannato a questo supplizio. Sopra la sua mano destra sta Peloro (Messina), sopra la sinistra Pachino, Lilibeo (Trapani) gli comprime le gambe, e sopra la testa grava l'Etna. Dal fondo supino, Tifeo inferocito proietta sabbia e vomita fiamme dalla bocca. Spesso si sforza di smuovere il peso e di scrollarsi di dosso le citt?e le grandi montagne: allora la terra trema. Tifeo era il nemico di Zeus, generato da Gaia, per vendicare i suoi primi figli, i Titani, rinchiusi dal dio nel Tartaro alla fine della Titanomachia, una guerra durata dieci anni, combattuta a colpi di rocce e di fulmini nella Tessaglia. | ![]() |
La leggenda di Aci e Galatea Aci figlio di Fauno e di una ninfa del Simeto, si innamor?perdutamente della ninfa Galatea. Galatea poverina, era una ninfa disperata perch?amata anche dal Ciclope Polifemo, il quale per amore smise di gettare enormi sassi alle navi che transitavano lungo la sua costa. Un giorno, il Ciclope, preso dalla frenesia di vedere la sua amata Galatea, si mise a cercarla per tutto il bosco che conosceva molto bene. Quale non fu la sua ira nel vedere da lontano Galatea nelle braccia di Aci. Galatea impaurita si tuff?sott'acqua, nel mare l?vicino, Aci si diede alla fuga ma il Ciclope non esit?a colpirlo con degli enormi massi che lo ferirono a morte.Gli dei impietositi dalle grida e dal lamento di Galatea, trasformarono il sangue che usciva dalle vene di Aci agonizzante, in acqua che successivamente si trasform?in fiume. | ![]()
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La leggenda della Fonte di Aretusa Aretusa era una delle ninfe che stavano nell'Acaia (Grecia).Era ritenuta una ninfa bella, sebbene non avesse mai aspirato ad avere la fama d'essere bella, anzi arrossiva delle sue doti fisiche, e, se piaceva se ne faceva una colpa. Un giorno mentre tornava stanca dalla foresta di Stinf?o, si ferm?nella riva di un fiume, trasparente fino al fondo, tanto che attraverso l'acqua si poteva contare tutti i sassolini. Desiderosa di farsi un bagno, si spogli? e appese i molli veli a un ramo pendente di salice. Mentre batteva e traeva a se l'acqua guizzando in mille modi, sent?venire da sotto i gorghi uno strano bisbiglio ed atterrita risal?sulla sponda opposta. - Dove vai cos?in fretta, Aretusa? - gli chiedeva con voce roca Alfeo, il fiume su cui Aretusa si stava rinfrescando. Aretusa, impaurita, inizi?a correre senza vestiti addosso. Alfeo prese le sembianze umane, e inizi?a seguirla. Dopo tanto correre, Aretusa non c'?la fece pi? cos?chiese aiuto alla dea Diana, la quale commossa la aiut?coprendola con una nube. Alfeo, non si dava per vinto, e girava e rigirava attorno alla nube sperando di vederla. Aretusa impaurita e scossa inizi?a sudare, tanto che tutto il suo corpo grondava di gocce azzurrine ed ogni volta che spostava il piede, si formava una pozza d'acqua; cos? in poco tempo, Aretusa si trasform?in acqua. Alfeo, riconobbe nell'acqua l'amata, e lasciato l'aspetto umano, torn?ad essere quello che era, cio?una corrente, per mescolarsi a lei. La dea di Delo (Ortigia) fece uno squarcio nel terreno e, Aretusa, sprofondando in buie caverne, giunse fino ad Ortigia dove per la prima volta riemerse in superficie. | ![]() |
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La leggenda di Cariddi Tra le leggende pi?belle appartenenti al patrimonio culturale dell'antica Messina, la pi?nota ? senza dubbio, la leggende che ricorda l'esistenza del mostro Cariddi, mitica personificazione di un vortice formato dalle acque dello stretto di Messina. Cariddi, ninfa mitologica greca , figlia di Poseidone e di Gea (la terra) era tormentata da una grande voracit? Quando Eracle pass?dallo stretto di Messina col l'armento di Gerione (un mostro o gigante fornito di tre teste e tre corpi uniti all'altezza della cintola), essa gli rub?alcuni buoi e li divor? Per questo fu colpita dal fulmine di Giove, precipitata in mare e trasformata in un mostro. Il primo a raccontare questo mito fu Omero che lo descrisse in modo cos?perfetto da farlo sembrare credibile; spieg?anche che Cariddi si trova di fronte a Scilla. Omero racconta che il mostro ingoiava tre volte al giorno un 'enorme quantit?d'acqua e poi vomitava trattenendo tutti gli esseri viventi che vi trovava. Anche Virgilio parla di Cariddi nel suo poema intitolato Eneide.
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Fonte: http://www.insicilia.it | |