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LA SICILIA

 

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La leggenda del gigante Tifeo

Narra la leggenda secondo la quale la Sicilia ?sorretta da un gigante: questo gigante si chiama Tifeo, che os?impadronirsi della sede del cielo e per questo venne condannato a questo supplizio. Sopra la sua mano destra sta Peloro (Messina), sopra la sinistra Pachino, Lilibeo (Trapani) gli comprime le gambe, e sopra la testa grava l'Etna. Dal fondo supino, Tifeo inferocito proietta sabbia e vomita fiamme dalla bocca. Spesso si sforza di smuovere il peso e di scrollarsi di dosso le citt?e le grandi montagne: allora la terra trema. Tifeo era il nemico di Zeus, generato da Gaia, per vendicare i suoi primi figli, i Titani, rinchiusi dal dio nel Tartaro alla fine della Titanomachia, una guerra durata dieci anni, combattuta a colpi di rocce e di fulmini nella Tessaglia.
Esistono diverse varianti dell'aspetto fisico di Tifeo. E' descritto come un gigante alato con le gambe serpentiformi, con cento teste in grado di vomitare fuoco, a volte a forma di serpente, a volte tutte di animali diversi. Altre volte ?descritto con orecchie e corna taurine innestate su un'unica testa umana, o ancora col corpo ricoperto di piume e provvisto di un numero variabile di ali.
Secondo Virgilio, (Eneide, IX, 1121) e secondo l'Ariosto (Orlando Furioso) sarebbe stato relegato sotto l'isola di Ischia.
Secondo la tradizione pi?comune, invece, Tifeo, colpito dai fulmini di Giove, viene gettato e sepolto sotto l'Etna e una credenza popolare lo ritiene responsabile dell'emissione di fumi e ceneri dal cratere del vulcano.
Dante sfata questa credenza attribuendo tali fenomeni a emanazioni di zolfo che brucia nei sotterranei della montagna (Pd. VIII, 67-75)
 



Tifeo

La leggenda di Aci e Galatea

Aci figlio di Fauno e di una ninfa del Simeto, si innamor?perdutamente della ninfa Galatea. Galatea poverina, era una ninfa disperata perch?amata anche dal Ciclope Polifemo, il quale per amore smise di gettare enormi sassi alle navi che transitavano lungo la sua costa. Un giorno, il Ciclope, preso dalla frenesia di vedere la sua amata Galatea, si mise a cercarla per tutto il bosco che conosceva molto bene. Quale non fu la sua ira nel vedere da lontano Galatea nelle braccia di Aci. Galatea impaurita si tuff?sott'acqua, nel mare l?vicino, Aci si diede alla fuga ma il Ciclope non esit?a colpirlo con degli enormi massi che lo ferirono a morte.Gli dei impietositi dalle grida e dal lamento di Galatea, trasformarono il sangue che usciva dalle vene di Aci agonizzante, in acqua che successivamente si trasform?in fiume.



Odisseo con i suoi compagni acceca Polifemo, da un vaso greco.

I Faraglioni di Acitrezza - Foto di Giambattista Scivoletto -


La leggenda della Fonte di Aretusa

Aretusa era una delle ninfe che stavano nell'Acaia (Grecia).Era ritenuta una ninfa bella, sebbene non avesse mai aspirato ad avere la fama d'essere bella, anzi arrossiva delle sue doti fisiche, e, se piaceva se ne faceva una colpa. Un giorno mentre tornava stanca dalla foresta di Stinf?o, si ferm?nella riva di un fiume, trasparente fino al fondo, tanto che attraverso l'acqua si poteva contare tutti i sassolini. Desiderosa di farsi un bagno, si spogli? e appese i molli veli a un ramo pendente di salice. Mentre batteva e traeva a se l'acqua guizzando in mille modi, sent?venire da sotto i gorghi uno strano bisbiglio ed atterrita risal?sulla sponda opposta. - Dove vai cos?in fretta, Aretusa? - gli chiedeva con voce roca Alfeo, il fiume su cui Aretusa si stava rinfrescando. Aretusa, impaurita, inizi?a correre senza vestiti addosso. Alfeo prese le sembianze umane, e inizi?a seguirla. Dopo tanto correre, Aretusa non c'?la fece pi? cos?chiese aiuto alla dea Diana, la quale commossa la aiut?coprendola con una nube. Alfeo, non si dava per vinto, e girava e rigirava attorno alla nube sperando di vederla. Aretusa impaurita e scossa inizi?a sudare, tanto che tutto il suo corpo grondava di gocce azzurrine ed ogni volta che spostava il piede, si formava una pozza d'acqua; cos? in poco tempo, Aretusa si trasform?in acqua. Alfeo, riconobbe nell'acqua l'amata, e lasciato l'aspetto umano, torn?ad essere quello che era, cio?una corrente, per mescolarsi a lei. La dea di Delo (Ortigia) fece uno squarcio nel terreno e, Aretusa, sprofondando in buie caverne, giunse fino ad Ortigia dove per la prima volta riemerse in superficie.



Fonte Aretusa


La leggenda di Scilla
Glauco, trasformatosi met?pesce e met?uomo dopo aver mangiato dell'erba in un'isola incantata e divenuto un nuovo dio marino, si innamor?di Scilla, figlia di Crateide, la quale si aggirava per le spiagge di Zancle (Messina) dove abitava presso una caletta. Scilla spaventata da Glauco che cercava di fargli la corte, scapp?rifiutandolo.Glauco disperato, si rivolse a Circe raccontandogli tutto. Ma Circe dal canto suo, si era innamorata di lui e invece di aiutarlo inizi?a fargli la corte. Glauco fermo nelle sue intenzioni la respinse.Circe avvilita e infuriata, volle vendicarsi di Scilla trasformandola in un mostro con i fianchi circondati da corpi e musi di cani. Scilla dolente della sua orrenda trasformazione, alla prima occasione sfog?il suo odio per Circe privando Ulisse dei suoi compagni mentre transitava dallo stretto con la sua nave. Pi?tardi avrebbe inghiottito anche le navi di Enea se prima non fosse stata trasformata in scoglio, in una roccia che sporge ancora sul mare. - approfondisci -



Scilla

La leggenda di Cariddi

Tra le leggende pi?belle appartenenti al patrimonio culturale dell'antica Messina, la pi?nota ? senza dubbio, la leggende che ricorda l'esistenza del mostro Cariddi, mitica personificazione di un vortice formato dalle acque dello stretto di Messina. Cariddi, ninfa mitologica greca , figlia di Poseidone e di Gea (la terra) era tormentata da una grande voracit? Quando Eracle pass?dallo stretto di Messina col l'armento di Gerione (un mostro o gigante fornito di tre teste e tre corpi uniti all'altezza della cintola), essa gli rub?alcuni buoi e li divor? Per questo fu colpita dal fulmine di Giove, precipitata in mare e trasformata in un mostro. Il primo a raccontare questo mito fu Omero che lo descrisse in modo cos?perfetto da farlo sembrare credibile; spieg?anche che Cariddi si trova di fronte a Scilla. Omero racconta che il mostro ingoiava tre volte al giorno un 'enorme quantit?d'acqua e poi vomitava trattenendo tutti gli esseri viventi che vi trovava. Anche Virgilio parla di Cariddi nel suo poema intitolato Eneide.

 



La Grotta delle Colombe, detta pure Grotta delle Palombe
La Grotta delle Colombe si trova a Santa Maria La Scala (frazione di Acireale in provincia di Catania) a poca distanza dallo scalo grande. Intorno a questa grotta di origine basaltica, corrosa nel tempo dal mare, vi sono due leggende.
Una di esse si ricollega al mito di Aci e Galatea: la grotta serviva di rifugio ai due amanti.
L'altra racconta la storia di una ninfa, Ionia, che aveva cura dei colombi che ogni inverno si rifugiavano in questa grotta. Purtroppo altre ninfe invidiose ne ostruirono l'entrata facendo morire i colombi e suscitando, cos? la disperazione della ninfa che con un grido fece crollare la grotta rimanendo seppellita insieme ai suoi amici.


La Fata Morgana

Dopo aver condotto re Art? suo fratello, ai piedi dell'Etna, Morgana non se ne and?pi?dalla Sicilia, dove era giunta con il suo vascello. Stabil?la sua dimora tra l'Etna e lo stretto di Messina, dove i marinai non osavano avvicinarsi a causa di forti tempeste, e s?costru?un palazzo di cristallo. Morgana abita qua da pi?di mille anni e di tanto in tanto richiama alla memoria Camelot, i castelli, le foreste incontaminate ed altri ricordi felici.
Si dice che Morgana esca dall'acqua con un cocchio tirato da sette cavalli e getta nell'acqua tre sassi tracciando dei segni nel cielo: il mare diventa come un cristallo e  su di esso compaiono immagini di citt?
La Fata Morgana non ?altro che un fenomeno ottico che si ammira spesso nello stretto di Messina e nell'isola di Favignana.
In estate, pare a volte di scorgere nel cielo come un ondeggiare di colonne, torri, palazzi, rovine che si muovono, cambiano di posto e si trasformano.
Guardando da Messina verso la Calabria, si vede sospesa nell'aria, ingrandita e moltiplicata, l'immagine di Messina e, viceversa, guardando da Reggio verso Capo Peloro, si specchia nello stretto la citt?di Reggio.
Si credeva che questo fenomeno era dovuto all'opera di una maga, la famosa Fata Morgana, la regina dello stretto che cercava di ingannare il navigante. Questo, illuso e confuso dal movimento di tutti quei castelli aerei, credeva di approdare a Messina o a Reggio, ma andava a naufragare lungo la costa, cadendo cos?nelle braccia della terribile fata. Una spiegazione sicura del fenomeno non si conosce, sebbene il fenomeno sia uguale in un certo senso a quello dei deserti.

 

Fonte: http://www.insicilia.it